Cara Piera,
ho risposto al sondaggio sui libri per me più belli e che quindi porterei con me, i miei livres de chevet.
Sapevo che le mie scelte sarebbero state solo mie. Te le comunico per sapere il tuo parere.
Sono un bancario che però ha passato più tempo della sua vita leggendo che consigliando a clienti strameschini come perdere i loro soldi.
Ho visto dolorosamente la trasformazione delle banche in bazar commerciali e quindi la loro immediata perdita di credibilità.
Frustrazioni che restano come una sconfitta.
Vengo al tema.
Io ho scelto l'Orestea di Eschilo e le Rubayyat di Omar Kayyam.
Dai tempi della scuola ho letto libri "marginali", quasi cercando il freddo per il letto.
Preferisco La vita nuova di Dante e I dolori del giovane Werter di Goethe alle opere principali di questi due colossi.
Hai notato che nell'Orestea appare per la prima volta la giustizia non come vendetta ma come frutto della decisione di un tribunale? Lì nasce la giustizia moderna.
Una riconquista dell'illuminismo le cui radici andrebbero messe nella costituzione dell'Europa ben più di quelle cristiane.
Hai notato la felicità della vita e la malinconia della morte che ci sono nel persiano Kayyam?
Eschilo scrive dei Persiani, un'altra splendida tragedia:
"Dovete concedere al vostro cuore un po' di gioia ogni giorno.
Questo serve, e non altra ricchezza, a chi è destinato alla morte".
E Kayyam scrive:
"Del tempo che passa e d'ogni evento non aver paura
di quanto accade e non ha durata non aver paura
sappi che il tesoro vero della Terra
è la Vita, quella che passa, come la sai passare".
Cosa c'è di più grande nella letteratura, di più dolce nella nostra vita?
Perchè le persone non leggono ciò che è marginale?
Pietro Astori
RISPOSTA DI PIERA
Perché le persone non leggono ciò che è marginale?
Mi piace l’immagine del margine! Il lembo esterno, l’orlo ultimo, la parte estrema...
Il margine mi sa di frontiera: da raggiungere, scoprire. E magari oltrepassare.
Amo i margini, anche quelli ai lati dei fogli: un sano spazio bianco, da rispettare... se si ha nel cuore l’amore per l’eleganza, diciamo classica, ordinata, armoniosa, pulita.
Amo i margini, anche quelli ai lati dei libri: un sano spazio bianco, da riempire, attraversare, personalizzare... se si ha nel cuore l’amore per la lettura intesa come dialogo (con chi ha scritto il libro, ma anche con chi lo sta leggendo: con il tuo io più profondo, le tue emozioni e reazioni...)
Sono partita da un punto un po’ marginale per rispondere alla tua lettera. Ma non voglio prendere troppo alla-lettera le tue parole. Se no mi appiglierei a quel cercare il freddo per il letto - collegato all’azione dell’amare libri marginali - e la risposta sarebbe semplice: Meglio un bel letto caldo, e solo libri classici!
Ma la verità è che – marginali o centrali che siano – i libri oggi sono poco amati. L’italiano medio – si sa – legge poco, lo dicono i dati.
D’altra parte, leggere tanto non significa molto.
Dipende dal che cosa si legge (pensa al mare magnum di schifezze pubblicate)
Ma soprattutto dipende – io credo – dal COME... si legge.
Quel COME che ti suggerisce il poeta (marginale !) Omar Kayyam : “sappi che il tesoro vero della Terra/ è la Vita, quella che passa, COME la sai passare"...
E’ il modo che conta.
E’ il modo con cui leggi, fai, guardi... che ti cambia il mondo.
Perché la vita, la terra, il mondo è lì, in attesa di essere letto, vissuto (cambiato?!) da te. Dal tuo modo di essere; di fare e di sentire.
Magari mettendoti un po’ distante dal rumore arrogante di chi si sente il centro di tutto.
Un po’ ai margini...
Chissà che in questo nostro vecchio mondo s/centrato – o poli/centrico come dicono gli ottimisti – quella marginale non sia la postazione migliore, quella che ti permette uno sguardo più ampio, più aperto... E poi magari è da lì che si riesce meglio a “non perdere al vento la vita”, come suggeriva il tuo poeta persiano quasi mille anni fa.













