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Una questione di civiltà

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Cara Piera,

prima White Christmas a Coccaglio, poi a Trenzano l'ordinanza del sindaco che impone di parlare la lingua italiana in un centro culturale frequentato dagli immigrati e per finire (ma non sarà l'ultima, ci possiamo scommettere) Castelmella dove le borse di studio sono negate ai bambini stranieri.
In comune queste iniziative hanno la matrice leghista che insiste nell'accentuare una politica dagli evidenti connotati razzisti, alimentando un clima di odio, di contrapposizione che, credo e spero, non appartiene alla maggioranza degli italiani.
Mi soffermo in particolare sulla vicenda di Castelmella. 
Se l'immigrazione genera, è fuor di discussione, anche un problema di ordine pubblico, di sicurezza, che senso ha punire i bambini, frustrarne capacità e impegno, desiderio di integrarsi, di sentirsi uguali ai coetanei, di godere delle stesse opportunità? 
Sei bravo, ma non meriti un premio perchè non sei italiano. 

L'intelligenza, insomma, non conta di per sè, ma solo se abbinata a determinati caratteri razziali. 
Mi chiedo come cresceranno questi bambini, figli di immigrati, in una società che disconosce i loro meriti, già a partire dalla scuola dove proprio l'intelligenza e le capacità degli individui dovrebbero essere l'unico discrimine. 
E purtroppo dispiace non aver sentito dalle scrivanie di presidi e insegnanti alzarsi una voce, una sola voce, per dire qualcosa di semplice: non è giusto.
L'esclusione alimenta tensioni, rancore, incomprensione,lo stanno sperimentando Paesi a noi vicini che per la loro storia hanno a che fare con l'immigrazione da ben più tempo, Francia e Inghilterra dove nelle periferie delle grandi città cresce il disagio e l'emarginazione delle minoranze etniche. 
Non scordiamo che gli attentatori della metropolitana di Londra erano inglesi di origine araba di seconda, terza generazione; e in Pakistan, per fare un altro esempio, cinque cittadini americani anch'essi di origine islamica hanno cercato di arruolarsi nelle milizie di Al Qaeda.
Gli errori commessi dagli altri dovrebbero indurci a far tesoro di queste esperienze, ad un atteggiamento diverso, più consapevole della sfida ineludibile che ci attende: un flusso migratorio inarrestabile perchè in gran parte del pianeta (qualcuno di voi ricorda la definizione della società dei due terzi?) si vive male, senza lavoro, senza tutele sanitarie e sociali, in balia di criminalità e violenza al cui confronto quella europea è una bazzecola. 
Tutte le proiezioni statistiche, a cominciare dalla nostra piccola Brescia dicono che dovremo fare i conti con una penisola sempre più multietnica. 
Nel nostro capoluogo gli "indigeni" non saranno più di 150mila nel volgere di 10-20 anni anni, a fronte di un numero di immigrati che già oggi è di 30mila unità. 
Che cosa facciamo? 
Alziamo steccati, scaviamo fossati, costruiamo recinti? 
Non c'è alternativa: o ci sforziamo di attingere al meglio della nostra intelligenza per governare questo processo e trasformare in risorsa l'immigrazione, con un metodo che convolga gli stessi immigrati, altrimenti vivremo in una situazione di latente conflittualità pronta ad esplodere alla prima occasione.
Intendiamoci, attraversiamo un periodo di grandi difficoltà, economiche in primis, se utilizziamo come indicatore l'ecatombe occupazionale, e quindi può apparire di difficile comprensione ai più questa battaglia per la tollerenza, l'integrazione, i diritti degli immigrati. 
Ma è proprio nella capacità di raccogliere questa sfida che forse riusciremo anche a costruire le condizioni per una ripresa. 
Allora, cara Piera, come si costruisce un'alternativa ad una visione della politica che fa dell'esclusione una scelta strategica?


William


RISPOSTA DI PIERA

Giù le mani dal Crocefisso!
La frase da Far West - in questo nostro Nord – rassicura i passanti dai mega manifesti della Lega. Tra un albero e una stella di Natale, luccicanti luminarie che ci ricordano l’imminenza del Santo Bianco Natale. La Nascita di quel Bimbo che poi – povero Cristo - finirà Crocefisso.
Ma per qualcuno il Crocefisso è-mio-e-lo-gestisco-io. E anche il
Natale, che deve essere Bianco, candido e ri-pulito. Etnicamente.
E’ l’Etica che ispira i gesti dei nuovi Politici. 
Padroni-a-casa-nostra, dicono. Noi e la nostra terra e le nostre radici… 
Di là, gli altri. Diversi perchè stranieri. Dunque inferiori..
Non parlano la nostra lingua? Allora sono barbari
Non hanno la stessa nostra religione? Allora sono nemici.
I Buoni e i Cattivi. Divisioni. Opposizioni. 
Sì, caro William, le cose vanno proprio così, con una Politica che «alimenta tensioni e contrapposizioni» come dici tu.
Il contrario di quello che dovrebbe fare chi si occupa della Cosa Pubblica.
Chi fa Politica – laggiù a Roma Ladrona, quassù nelle amministrazioni locali – dovrebbe preoccuparsi – anzi occuparsi - del Bene Comune
Soprattutto se a dare linfa sono le molto difese radici cristiane
La religione dell’Ama il prossimo tuo come te stesso… Ma anche l’Amore oggi è merce inflazionata, parola gridata e sprecata. E il prossimo è inteso come il parente stretto, quello della tua famiglia e/o della tua parrocchia. Tutto il resto è remoto ed è meglio che stia al suo posto; anzi che ci torni.
Certo, la crisi. Sono tempi duri questi: precarietà, disoccupazione, miseria e un futuro buio. Non è il terreno più favorevole per i germogli di pace e i buoni sentimenti.
Ma il punto è proprio questo: non è un problema di sentimenti! Né buoni (Vogliamoci tutti bene) né cattivi (morte ai negri e ai terroni, per non parlare degli islamici tutti terroristi)
Se la Politica si nutre di bei sentimenti, tanto meglio, ovviamente… 
In realtà la cosa buona e giusta è che la Politica faccia il suo mestiere: quello di prendere in mano i problemi (più che il Crocefisso o a Natale il presepe…). E di impegnarsi a risolverli: con la testa (più che con la pancia). Con soluzioni calibrate, possibilmente lungi-miranti: capaci di guardare un po’ più in là del piccolo orticello dove fioriscono (ben concimate !) paure e chiusure. 
L’esclusione – dei bambini! – a che cosa potrà portare? 
Che cittadini ne usciranno domani? 
Dice bene la tua lettera quando addita gli «errori commessi dagli altri» e rammenta le esplosive banlieux francesi e i giovani attentatori inglesi-pakistani.
Lo sappiamo tutti che – per una situazione complessa come l’attuale - non esistono soluzioni semplici. Ma quelle semplicistiche, poi, quelle pronte ad alzare barriere e steccati sono dannose, oltre che inutili…
La realtà plurietnica è già qui. Bisogna gestirla. La Politica è pagata per questo. 
E se non lo fa, o lo fa male, la Polis, la collettività, i cittadini devono far sentire la loro voce.
Con chiarezza. E con la forza di chi ha a Cuore la Sicurezza vera, quella che ti fa vivere in un mondo di relazioni positive e costruttive. Dove non c’è solo il gusto di chiudere ma anche quello di far Nascere qualcosa di buono e di nuovo. 
Non è quello che il Natale manda adire a tutti, cristiani e no?

Piera