Liberarsi della borghesia per raggiungere l’amore
di Mario Baldol
Certe date sono necessarie per comprendere la poesia. Nel 1922 tramonta Dada, lo sforzo più grande fatto dall’uomo per annullare l’arte e il pensiero occidentale, colpevole della Grande guerra, della distruzione dell’Europa e della sua gioventù. Nel 1924 André Breton fonda il surrealismo. Le macerie della guerra sono scomparse, ma le sue ferite bruciano per vent’anni fino all’altra seconda guerra mondiale.
Quale compito per il poeta surrealista? A scuola s’impara che Breton esaltava la psicoanalisi, voleva una poesia automatica che nascesse dall’inconscio. Ma cosa esce dal nostro inconscio? Va dato merito a Giorgio Bertelli, editore dell’Obliquo, di aver proposto per la prima volta in italiano “Ralentir travaux”, un inedito dei surrealisti: Breton, Char, Eluard, poesie che i tre scrissero insieme (estremo oltraggio all’individualità dell’inconscio freudiano in una sorta di “vietato vietare”) dal 25 al 30 marzo 1930 in una vacanza nel dipartimento provenzale di Vaucluse, quello stesso celebrato da Petrarca per la sua Laura.
“Rallentare lavori in corso” ha tradotto Carmine Mangone, autore anche di un’ampia postfazione chiarificatrice. Perché comprendere i surrealisti non è mai stato facile, come non lo è comprendere l’inconscio.
In una società distrutta che non credeva più in se stessa, i tre poeti mettono sotto accusa la stupidità umana:
"Non abbiamo imparato nulla/ Non abbiamo perso nulla/ Non siamo stati nulla/ Non siamo mai stati svegli”.
Irridono a una borghesia impaurita e opportunista:
"La gente è troppo coraggiosa/ Gli uni stanno sotto i letti, gli altri negli armadi”. Oppure: “Abbasserò le spalle/ Ogni passo solleva una sventura”.
Ne mettono a nudo la banale ipocrisia che giustifica tutto:
"Perchè il corpo e l’anima si compromettono insieme/ Perché si servono da scusa l’uno dell’altro”.
Solo più tardi arriverà Hanna Arendt a scrivere la sintesi spaventosa della “Banalità del male”, l’altra terrificante lezione della storia.
Di contro all’orrore borghese, l’ironia surrealista libera l’uomo:
"Non ondeggiare i capelli in quel modo non/ si vede più nulla/ All’improvviso è pieno di operai./ Non ondeggiare i capelli in quel modo altrimenti/ chi parte per il Nord/ Deluso di ritroverà a Sud./ Impara piuttosto a tenerli raccolti i capelli/ Affinchè le pietre vi abbiano il loro tornaconto”.
E’ infatti nostro compito doloroso vedere aldilà dei conflitti e dei problemi. “Più luce”, aveva detto Goethe morente. E’ il messaggio surrealista, la lotta costante ai luoghi comuni, al buonsenso, alla logica del discorso.
Ma anche in quest’aria pesante può esplodere l’amore:
"Stavolta sarò colui che non conosci/ E che ama solo sorprenderti/ Mi mostrerò con le tue mani sugli occhi/ E tu non avrai niente da afferrare/ L’amore si estenderà per come amo/ Nebbia che si taglia col coltello”.
Un amore sempre a rischio: “Ti nasconderò sotto la sabbia/ Perché ti salvi la marea”.
Una lettura breve, ma coraggiosamente utile.
André Breton, René Char, Paul Éluard
Rallentare lavori in corso
53 pagine (11.00 euro)














l volume prende spunto dalla ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia quale occasione per una rilettura della storia nazionale nelle sue declinazioni locali, con particolare attenzione a figure che ne hanno contraddistinto non solo il proprio inverarsi, ma hanno accompagnato la definizione, nel corso dei decenni successivi, di una precisa identità nazionale. 




