Home - Argomenti - Libri

G9Revue per tutti

...e per gli "Amici"

Accesso"Amici Gruppo 2009"

Questo accesso è riservato agli "Amici del Gruppo 2009"



Newsletter Gruppo2009

Iscriviti anche alla Newsletter del Gruppo 2009 e sarai informato sulle nostre iniziative e sulle novità del sito.

Cerca una parola nel sito !

Recensioni e segnalazioni di autori e di opere letterarie, filosofiche e saggistiche, indicazioni di lettura e di metodo.

Rallentare. Lavori in corso Stampa PDF


  Liberarsi della borghesia per raggiungere l’amore


  di Mario Baldol



Certe date sono necessarie per comprendere la poesia. Nel 1922 tramonta Dada, lo sforzo più grande fatto dall’uomo per annullare l’arte e il pensiero occidentale, colpevole della Grande guerra, della distruzione dell’Europa e della sua gioventù. Nel 1924 André Breton fonda il surrealismo. Le macerie della guerra sono scomparse, ma le sue ferite bruciano per vent’anni fino all’altra seconda guerra mondiale. 
Quale compito per il poeta surrealista? A scuola s’impara che Breton esaltava la psicoanalisi, voleva una poesia automatica che nascesse dall’inconscio. Ma cosa esce dal nostro inconscio? Va dato merito a Giorgio Bertelli, editore dell’Obliquo, di aver proposto per la prima volta in italiano “Ralentir travaux”, un inedito dei surrealisti: Breton, Char, Eluard, poesie che i tre scrissero insieme (estremo oltraggio all’individualità dell’inconscio freudiano in una sorta di “vietato vietare”) dal 25 al 30 marzo 1930 in una vacanza nel dipartimento provenzale di Vaucluse, quello stesso celebrato da Petrarca per la sua Laura. 
“Rallentare lavori in corso” ha tradotto Carmine Mangone, autore anche di un’ampia postfazione chiarificatrice. Perché comprendere i surrealisti non è mai stato facile, come non lo è comprendere l’inconscio. 
In una società distrutta che non credeva più in se stessa, i tre poeti mettono sotto accusa la stupidità umana:

"Non abbiamo imparato nulla/ Non abbiamo perso nulla/ Non siamo stati nulla/ Non siamo mai stati svegli”. 

Irridono a una borghesia impaurita e opportunista:

"La gente è troppo coraggiosa/ Gli uni stanno sotto i letti, gli altri negli armadi”. Oppure: “Abbasserò le spalle/ Ogni passo solleva una sventura”.

Ne mettono a nudo la banale ipocrisia che giustifica tutto:

"Perchè il corpo e l’anima si compromettono insieme/ Perché si servono da scusa l’uno dell’altro”.

Solo più tardi arriverà Hanna Arendt a scrivere la sintesi spaventosa della “Banalità del male”, l’altra terrificante lezione della storia.  
Di contro all’orrore borghese, l’ironia surrealista libera l’uomo:

"Non ondeggiare i capelli in quel modo non/ si vede più nulla/ All’improvviso è pieno di operai./ Non ondeggiare i capelli in quel modo altrimenti/ chi parte per il Nord/ Deluso di ritroverà a Sud./ Impara piuttosto a tenerli raccolti i capelli/ Affinchè le pietre vi abbiano il loro tornaconto”.

E’ infatti nostro compito doloroso vedere aldilà dei conflitti e dei problemi. “Più luce”, aveva detto Goethe morente. E’ il messaggio surrealista, la lotta costante ai luoghi comuni, al buonsenso, alla logica del discorso.
Ma anche in quest’aria pesante può esplodere l’amore:

"Stavolta sarò colui che non conosci/ E che ama solo sorprenderti/ Mi mostrerò con le tue mani sugli occhi/ E tu non avrai niente da afferrare/ L’amore si estenderà per come amo/ Nebbia che si taglia col coltello”.

Un amore sempre a rischio: “Ti nasconderò sotto la sabbia/ Perché ti salvi la marea”. 
Una lettura breve, ma coraggiosamente utile.



André Breton, René Char, Paul Éluard 

Rallentare lavori in corso 
53 pagine (11.00 euro)

Il turismo lento Stampa PDF

di Piera Maculotti

Brescia possibile.  La guida turistica per una città accessibile a tutti 
a cura di Gloria Gobetto

Antiche vie e storiche piazze; case, chiese, chiostri e palazzi. 
Un paesaggio urbano che attraversiamo quasi sempre distratti, nella corsa - spesso a ostacoli - della nostra quotidianità cittadina. Uno scenario ricco e vario che raramente ci soffermiamo a gustare. 
E invece «Brescia possibile» - la guida turistica curata da Gloria Gobetto, per una città accessibile a tutti – ci invita a uno sguardo diverso. 
Come quello dell’Associazione che presiede - SLOWTIME – che, all’insegna della paziente Tartaruga, promuove un turismo capace di andare piano e lontano, e un uso del tempo liberato dall’ansia della fretta. 
Dunque, con calma e lentamente, pronti via, con la nuova guida, alla riscoperta degli spazi urbani, tra storia, arte e persino shopping. 
Quattro gli itinerari illustrati nel volume del 2005, tutti dedicati alla scoperta del cuore di Brescia: piazza Paolo VI, piazza Tebaldo Brusato, museo di S. Giulia (1); piazza S. M. Calchera, corso Magenta, pinacoteca Tosio Martinengo (2); piazza Rovetta, Chiesa del Carmine, Palazzo Loggia, Museo Diocesano (3); Castello, piazzale della Locomotiva, Museo del Risorgimento (4).
A questi oggi si aggiungono due inediti Slow Tour, con suggerimenti precisi per chi ha difficoltà motorie (sono gli attenti consigli della Tartaruga su come raggiungere Brescia, come muoversi in città, dove trovare alberghi, ristoranti, bar attrezzati per accogliere clienti disabili). 
I nuovi percorsi - che completano l’esplorazione del centro storico - ruotano attorno a piazza della Vittoria, piazza Garibaldi, la Pallata e la chiesa della Pace; l’altro slow tour parte da corso Zanardelli e, dopo piazza del Mercato, incontra palazzi antichi, chiostri, come quello, splendido, di S. Francesco, e chiese, belle come quella dei Miracoli.
Puntuali annotazioni storico-artistiche, indicazioni, cartine e suggestive fotografie (di Pietro Borzi e dell’Ufficio del Turismo); il tutto tradotto in inglese da Giuditta Rossitto. 
La nuova guida della tartaruga - realizzata con il contributo del Comune – è uno strumento agile, utile, a disposizione di tutti (presso l’ufficio del Turismo) Frutto di un impegno volontario collettivo, stimolato dalla passione e competenza di Gloria Gobetto, il libro ci dice che persino nella nostra frenetica Brescia è possibile trovare angoli di una città bella e amica. 

Lavori in corso, l'amore vive senza borghesia Stampa PDF


  di Mario Baldoli


Certe date sono necessarie per comprendere la poesia. Nel 1922 tramonta Dada, lo sforzo più grande fatto dall'uomo per annullare l'arte e il pensiero occidentale, colpevole della Grande guerra, della distruzione dell'Europa e della sua gioventù. Nel 1924 André Breton fonda il surrealismo. Le macerie della guerra sono scomparse, ma le sue ferite bruciano per vent'anni fino ad un'altra seconda guerra mondiale. 

Quale compito per il poeta surrealista? A scuola s'impara che Breton esaltava la psicoanalisi, voleva una poesia automatica che nascesse dall'inconscio. Ma cosa esce dal nostro inconscio? Va dato merito a Giorgio Bertelli, editore dell'Obliquo, di aver proposto per la prima volta in italiano "Ralentir travaux", un inedito dei surrealisti: Breton, Char, Eluard, poesie che i tre scrissero insieme (estremo oltraggio all'individualità dell'inconscio freudiano in una sorta di "vietato vietare") dal 25 al 30 marzo 1930 in una vacanza nel dipartimento provenzale di Vaucluse, quello stesso celebrato da Petrarca per la sua Laura. 

"Rallentare lavori in corso" ha tradotto Carmine Mangone, autore anche di un'ampia postfazione chiarificatrice. Perché comprendere i surrealisti non è mai stato facile, come non lo è comprendere l'inconscio. 

In una società distrutta che non credeva più in se stessa, i tre poeti mettono sotto accusa la stupidità umana: "Non abbiamo imparato nulla/ Non abbiamo perso nulla/ Non siamo stati nulla/ Non siamo mai stati svegli". 

Irridono a una borghesia impaurita e opportunista: "La gente è troppo coraggiosa/ Gli uni stanno sotto i letti, gli altri negli armadi". Oppure: "Abbasserò le spalle/ Ogni passo solleva una sventura".

Ne mettono a nudo la banale ipocrisia che giustifica tutto: "Perchè il corpo e l'anima si compromettono insieme/ Perché si servono da scusa l'uno dell'altro".

Solo più tardi arriverà Hanna Arendt a scrivere la sintesi spaventosa della "Banalità del male", l'altra terrificante lezione della storia.  

Di contro all'orrore borghese, l'ironia surrealista richiama la dignità dell'uomo: "Non ondeggiare i capelli in quel modo non/ si vede più nulla/ All'improvviso è pieno di operai./ Non ondeggiare i capelli in quel modo altrimenti/ chi parte per il Nord/ Deluso di ritroverà a Sud./ Impara piuttosto a tenerli raccolti i capelli/ Affinchè le pietre vi abbiano il loro tornaconto". E' infatti nostro compito doloroso vedere aldilà dei conflitti e dei problemi. "Più luce", aveva detto Goethe morente. E' il messaggio surrealista, la lotta costante ai luoghi comuni, al buonsenso, alla logica del discorso.

Ma anche in quest'aria pesante può esplodere l'amore: "Stavolta sarò colui che non conosci/ E che ama solo sorprenderti/ Mi mostrerò con le tue mani sugli occhi/ E tu non avrai niente da afferrare/ L'amore si estenderà per come amo/ Nebbia che si taglia col coltello".

Un amore sempre a rischio: "Ti nasconderò sotto la sabbia/ Perché ti salvi la marea". 

Una lettura breve, ma coraggiosamente necessaria.

Bresciani per l'Unità d'Italia Stampa PDF

by Jack

E' sato presentato recentemente, presso la Fondazione "Luigi Micheletti" di Brescia, il volume a cura di Marcello Zane, Bresciani per l’unità d’Italia, (Liberedizioni pp. 176, euro 20,00) con i contributi di: Donatella Carè, Paolo Catterina, Lucio Maninetti, Enrico Mirani, Franco Ragni, Isabella Rebusti, Carlo Alberto Romano, Marcello Zane).


Il volume prende spunto dalla ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia quale occasione per una rilettura della storia nazionale nelle sue declinazioni locali, con particolare attenzione a figure che ne hanno contraddistinto non solo il proprio inverarsi, ma hanno accompagnato la definizione, nel corso dei decenni successivi, di una precisa identità nazionale.

Poco nota e studiata è, infatti, la ricostruzione delle biografie di quanti, operando nel raccordo fra livello locale e dimensione nazionale, hanno contribuito allo sviluppo delle scienze e dell’economia nella società italiana dopo la raggiunta unità nazionale, trovando in quest’ultimo accadimento le ragioni stesse del proprio operato e dei traguardi acquisiti.

Il 150° anniversario dell’Unità diventa così un’occasione per scoprire o riscoprire figure di Bresciani che nel loro territorio, in Italia e nel mondo, hanno concretamente contribuito al progresso collettivo, realizzando opere e iniziative, scoperte e innovazioni che hanno segnato il loro tempo e che è giusto che entrino a far parte della memoria culturale dei Bresciani di oggi, arricchendone il patrimonio immateriale.

L’ultimo romanzo di Otello Giuffredi “Una partenza sospetta” Stampa PDF

 

 di Piera Maculotti



Due donne, giovani, sorridenti, sbarazzine. Un uomo: sessant’anni portati bene, serio e riservato come sempre. Escono insieme dalla bella casa, salgono in auto, partono... E lui scompare: il professor Giuliani “non si sarebbe più rivisto”. 
E’ l’inizio, veloce e visivamente vivo, di “Una partenza sospetta” (Serra Tarantola ed. pp.140 €15) l’ultima prova narrativa di Otello Giuffredi
Un altro “inspiegabile caso” che l’autore – nato nel 1923 a Basilicanova (Parma), bresciano da decenni – affida a una storia sospesa tra realtà e mistero. Uno strano viaggio di un ancor più strano quartetto: due ragazze, disinvolte e decise e due uomini, tra loro assai diversi; uno ha l’aria “un po’ canagliesca e sprezzante”, da “capo gang”, l’altro è l’emerito, serio professore. 
Che ci fa lì in mezzo uno stimato esperto d’arte? 
Costretto dall’improvvisa, forzata “partenza sospetta”, come reagirà? 
Il romanzo è la storia di questo strappo; un “salto di qualità” non scelto ma ben giocato. Un’inaspettata “libera uscita” (anche dall’onestà!) che ha il sapore di una “liberatoria follia”, dopo tanto – troppo? – “rigar dritto” e molto quieto vivere. 
Fuori dalla routine, per il professore la strada corre a zig zag tra ricche ville e “progetti truffaldini”, “imprese ladresche” e inconsueti incontri. Da Parma, la città del Teatro Regio e delle “belle donne”, alla pacifica Svizzera, la patria di chi non si chiede mai “qual è il colore dei soldi”...
Denaro, destrezza, spregiudicatezza. E l’amore per l’arte, in tutte le sue espressioni: figurative soprattutto, e musicali, con Mozart e Monteverdi ma anche con un furiosissimo rap, ossessiva colonna sonora di un’avventura che ruota attorno al grande enigma dell’Amore e della Donna. 
“Sono sempre le donne a scegliere”. La fredda e bella fanciulla detta “Occhio di falco” sembra dimostrarlo. A vincere è la forza seducente di uno sguardo, è la trappola ambigua di un sorriso... Anche la bella copertina del libro pare suggerirlo.
Ma forse - chissà - a decidere è il gioco contradditorio e sorprendente della vita; perché - scrive Otello Giuffredi - la verità “è un complesso groviglio” che - tra le righe e con efficacia – il suo libro racconta.

Nostre interviste