
Una rubrica per confidarsi e sfogarsi, sapendo che non si può essere sempre presi sul serio.
A cura di Piera Maculotti
Domanda
Cara Piera,
a circa un mese ho un sogno ricorrente: un cavallo di Troia, e vicino una fanciulla che piange. Che significa? Siccome vivo davanti al computer, so bene che il cavallo di Troia è anche un virus tremendo. Ma perchè la fanciulla piange?
Lettera firmata
Risposta
A buon intenditor poche parole! Tu sei un ottimo intenditor, se devo dedurre dalle pochissime tue parole. Che però trasportano immagini oniriche forti e ricche.
Dunque: un cavallo di Troia, portatore d’insidiose sorprese e – accanto - una Fanciulla che piange...
(ma non mi pare Cassandra...)
Il mito antico, potente e prepotente col suo mostro fatale e – accanto - un tocco crepuscolar-decadente. Un bel contrasto.
Un terribile marchingegno di guerra – la Macchina – e l’Uomo, versione femminile (Donna gentile d’alta sensibilità o damina tutta fragilità?).
E’ un quadro bello di poetica ambiguità.
Il cavallo di Troia? Guardalo bene: è il pianetino-Terra che oggi abitiamo. Una costruzione post-industriale, quasi tutta artificiale (la Natura ha fatto il suo tempo?); e dentro, nella vasta pancia, nasconde minacciosi elementi di (auto) distruzione.
E la Fanciulla che piange? Lei, è lo sguardo che vede, capisce, patisce.
Il tuo sogno – letto così – è un bel monito eco-pacifista: ecco come abbiamo ridotto questo nostro piccolo mondo antico. Un enorme cavallo – petrolio, asfalto, cemento – che non va più né al trotto né al galoppo. Anzi magari presto potremmo vederlo stramazzato, vicino al rivo strozzato, alla foglia riarsa...
Ma il male di vivere che le femminili lacrime additano, credo vogliano dire altro.
Qualcosa di meno planetario, di più intimo.
E’ dentro il tuo sogno che la Fanciulla piange; è a te che fa dono del suo dolore...
E allora che dire, caro interlocutore? Le tue essenziali parole offrono pochi spunti.
C’è un computer che campeggia nella tua vita. Magari spadroneggia. E lei, la Fanciulla te lo ricorda. Memento! Non di sola tecnologia vive l’uomo; ricordati la polvere... e le stelle e le strade del mondo... Che certo è inquinato e degradato. Ma questo è il dato da cui ripartire (per non piangersi addosso, come fragili damine).
Il male di vivere è lì da vedere; e noi ci dobbiamo convivere. Lo incontriamo ogni giorno nel nostro contorto cammino. Che a tutti piacerebbe ordinato, preciso, ben congegnato. Come un computer: straordinario strumento; ausilio essenziale, perfetto.
Finché non arriva il cavallo di Troia, il super-Virus che tutto infetta, blocca, distrugge.
C’est la vie! Memento mori. Anche il computer deve saperlo e la Fanciulla è lì a ricordarlo (... che sia Cassandra, versione post-moderna?!)
La scenetta non ti convince? Peccato.
Allora riprovo. Dunque.
Il cavallo di Troia... sei tu. Grande e astuto, valoroso e insidioso.
E la Fanciulla? No, non è l’aeterna puella che – da che mondo è mondo – ogni uomo sogna; delicata rosa fresca aulentissima da cogliere presto e volentieri. No. Troppo ovvio.
La Fanciulla del sogno... sei tu. Grande e astuto, valoroso e insidioso (come, potenzialmente, ogni uomo adulto e del mondo esperto).
Tu sei il cavallo (vincente!) se vuoi. Se hai il coraggio (virile?) di accogliere dentro di te quella virtù femminile che il metaforico pianto ti propone: sensibilità, sentimento, attenzione, condivisione (e poi continua tu...)
La vita è un virus, caro lettore. La Fanciulla è l’anti-virus. E tu l’hai lì, a portata di mano.
Basta solo afferrare il sogno, e seguirlo...
Piera

















