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Leggere, a tutti i costi! Stampa PDF



di Andrea Zucchini


L’Italia è al penultimo posto fra i paesi d’Europa per quanto riguarda la lettura. L’allarme su questa mancanza sociale è stato lanciato da tempo: i dati sono drammatici, solo l’8% della popolazione è lettrice abituale (per abituale si intende almeno un libro al mese), mentre la lettura dei giornali continua a scendere. 
Da tempo ci si domanda come riuscire ad uscire da questa situazione. I piccoli editori boccheggiano, le grandi catene come Feltrinelli, Giunti Multimedia e Ricordi essendo megastore riescono ad ampliare l’offerta affiancando ai libri, agende, penne, calendari, CD e DVD oltre al prolungato orario di apertura. 
La crisi che investe i mercati mondiali non aiuta certamente. Il libro non è un bene primario! C’è chi lo vede come soprammobile e chi come combustibile. I libri recenti hanno prezzi che scoraggiano, anche se nel complesso i prezzi sono scesi, dato che le librerie si sono trasformate in negozi di tascabili e le nuove tecniche di stampa hanno abbattuto i costi. Ma è pur vero che in generale tre etti di prosciutto battono Madame Bovary.
Recentemente un’iniziativa governativa del Ministro alla Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini e della Cultura Mario Bondi hanno dato vita al Centro per il libro e la lettura con le finalità di promuovere e realizzare: campagne informative e progetti per sensibilizzare l’opinione pubblica; politiche di diffusione del libro, della cultura e degli autori italiani in Italia e all’estero; manifestazioni, fiere ed eventi in Italia e all’estero. Sostiene attività e iniziative di diffusione del libro e della lettura promosse da biblioteche, scuole e istituzioni pubbliche e private. Svolge attività editoriale, di studio e ricerca. L’obiettivo è di incrementare di due punti percentuali il numero di lettori abitudinari nel nostro Paese.
Eppure il libro ha poteri quasi magici: lo dice la Biblioterapia la terapia attraverso la lettura, fa parte di quei home works che molti clinici adottano e “ prescrivono” ai loro pazienti come strumento di crescita cognitiva e socio-affettiva nel trattamento psicoterapeutico. La lettura di un libro stimola la riflessione, la conoscenza , l’approfondimento e lo sviluppo di contenuti emersi in terapia e il confronto. Il libro stesso diventa “un altro luogo”, come osservano alcuni autori, condiviso da terapeuta e paziente, comunque parte di un programma terapeutico. 
Ma esiste anche la Terapia della lettura ovvero tutto quello che non so di me ma che i libri osano chiedermi. Leggere autori consigliati e da questi ritrovare se stessi e guarire dai propri mali. Esiste un’unica pagina, trovata in facebook che vede i libri come guaritori. Concetto non del tutto sbagliato, ma visto in chiave terapeutica mi perplime. Parallelamente la Terapia della lettura viene usata da istituti clinici per guarire la dislessia e i disturbi dell’apprendimento in forma di esercizio.

In televisione pochi giorni fa, in tarda serata, ho sentito parlare della Medicina Narrativa. Il provare a raccontarsi scrivendo di se stessi come terapia. Promosso dall’Istituto Superiore di Sanità. Qui si spiega il progetto, le finalità e si raccolgono le narrazioni dei pazienti. La scrittura è vista come sfogo e quindi guaritrice. Il richiamo ad Amélie Nothomb che si definisce salvata dalla scrittura dall’anoressia è d’obbligo, ma viene da chiedersi se ciò che la propria penna riesce a tirar fuori non possa venir fatto (magari meglio) da un bravo psicologo. Ogni scrittore è necessariamente autobiografico, con tratti più o meno chiari, più o meno distinti e definiti. All’interno dell’istituto un apposito archivio serve a contenere le storie scritte dai pazienti.
Ma il raccontarsi serve soprattutto a lasciare memoria di se. Ogni opera artistica ha questo scopo! Questo sguardo new age, della scrittura sembra giustificare il proprio bisogno di scrivere, bisogno e “medicina” che fin dal primo papiro scritto ogni scrittore ha trovato dentro se. Viene anche da chiedersi se si può definire realmente medicina e quindi curatrice. 

La televisione e la radio aiutano, ma poco. Va ricordata sicuramente la trasmissione su Rai3 la domenica pomeriggio Per un pugno di libri, dove due classi di studenti delle medie superiori si fronteggia fino all’ultimo libro. I premi sono, giustamente, in libri. Recensioni e incontri con l’autore su Radio 2 all’ora di pranzo aiutano a scoprire e ad incuriosire il pubblico. Lo stesso il Tg3 con Prova d’autore ogni sabato dopo pranzo presenta libri con collegamento dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano e il Tg1 fa lo stesso la domenica con Billy, rubrica dedicata ai libri.
Detto questo, è necessario ribadire cos’è la lettura e a cosa serve: 
Serve ad alfabetizzare e a scolarizzare la popolazione, serve come crescita personale e culturale, come nutrimento della nostra vita interiore, come scoperta di nuove forme di linguaggio e di pensiero, serve alla nostra conoscenza e fantasia, a creare una collettività che sappia dialogare. Sono significati impliciti ed intrinseci che la parola lettura ha dentro di sé, oltre a quello etimologico e suggestivo di raccogliere
Tuttavia è evidente che il desiderio di essere ricordato attraverso la propria opera, permette l’inserimento sul mercato anche di libri scadenti. Sta al lettore saper scegliere, farsi consigliare da amici, assistere alle presentazioni e leggere le recensioni. 
Ma qual è la cura per un popolo che legge poco? Noi crediamo che essa passi per la scuola che è responsabile o di non far leggere gli studenti o di costringerli a leggere per poi compilare schede, di non promuovere un confronto collettivo, di mantenere, attraverso i docenti, un atteggiamento bacchettone e senza fiducia nella lettura. Parallelamente le poesie imparate a memoria, recitate a pappagallo, tolgono il fascino della scoperta che la poesia offre, la privano di significato e l’associano ad una costrizione. Poesia che tocca i minimi storici in Italia per lettori. Oggi Montale non lo pubblicherebbe nessun editore perché nessuno lo leggerebbe.
Al contrario eventi mediatici come il Salone del Libro presso la fiera di Torino e il Festival della Microeditoria a villa Mazzotti a Chiari, nel bresciano, riescono a concentrare un buon numero di lettori e di interessati. 
Singoli individui riescono a muovere l’opinione pubblica attraverso gruppi in Facebook. Ideatore è Alberto Schiariti appassionato di lettura, almeno da quanto si capisce dal suo blog, che ha pensato di “mettere in piedi” un evento nazionale straordinario. Si tratta di Leggere, leggere, leggere!“. Il 26 marzo 2010 tutte le persone partecipanti e lettrici hanno regalato un libro ad uno sconosciuto attraverso un flash mob (forma d’arte contemporanea, estemporanea, comunicativa e partecipativa).
Con l’obiettivo di “renderci migliori”, Alberto ha organizzato l’evento nazionale . Una giornata in cui migliaia di persone che hanno aderito all’invito su Facebook, hanno regalato un libro ad uno sconosciuto. Un libro che abbiamo amato e che vogliamo qualcun altro possa amare.
La rivista stessa del Gruppo 2009 ha aderito all’iniziativa portando a Brescia il primo flash mob con lo slogan: “riscopriamo la lettura, ritroviamo il piacere della lettura, ritroviamo il tempo per leggere”. Invitando a leggere nella centralissima Piazza della Loggia per 15 minuti un libro e di donarlo subito dopo creando un enorme book crossing. Evento che ha avuto un buon successo.
Gli eventi sopra citati non sono cura ai mali che affligge la lettura, ma toccasana.


InCoronazione - Atto escondo Stampa PDF

di Sonia Trovato

Rieccolo. All’indomani della condanna in primo grado a tre anni e otto mesi per tentata estorsione, il “personaggio del giorno”, come l’ha chiamato il conduttore, lo scorso 11 dicembre è comparso negli studi di Matrix. Dopo la prima ospitata del 29 giugno 2007, e la seconda del 31 marzo 2009, puntualmente documentata dalla nostra redazione, Fabrizio Corona ha avuto per l’ennesima volta a disposizione i microfoni della celebre trasmissione targata Mediaset per farci partecipi delle sue imperdibili perle di saggezza. Perché, nonostante il cambio di look, la sostanza rimane sempre la stessa. Ora, non vorremmo che, dopo aver accusato tutta la stampa a lui non compiacente nonché la Procura di Potenza, nella persona del pm John Woodcock, di fumus persecutionis, il bellimbusto catanese potesse percepire quel fumus anche da parte della nostra testata, che già una volta si è occupata di lui. Il fatto è, però, che in poco più di due ore è riuscito a sciorinare un tale concentrato di “aforismi”, avvalendosi di un’interpretazione talmente personale della lingua italiana, che una rivista di arti e cultura non può certo lasciarsi scappare. A cominciare da quel “metro di giornalismo straniero” che Corona si è vantato di possedere a dispetto di quello italiano che, a suo dire, non vale un’acca; oppure al j’accuse pronunciato contro la nostra Repubblica, condensato nelle espressioni: “Io non credo di come funziona lo Stato” o, ancora, “qui è il marciume della legislatura” (Legislazione? Legge?). Niente di nuovo sotto il sole dunque, sennonché, in questa occasione, per ravvivare la serata, l’”anglosassone” Alessio Vinci ha invitato in trasmissione anche il legale di Corona, avv. Giuseppe Lucibello, un napoletano verace che non va troppo d’accordo con il congiuntivo. Memorabile il suo “Non vorrei che sarebbe stata un’interpretazione… ”.
Lo scorso 31 marzo Corona aveva dichiarato che se fosse tornato in prigione allora “quello che c’è scritto nell’aula dei tribunali, ovvero che la legge è uguale per tutti, è completamente sbagliato”. In carcere non è tornato, ma è bastata la condanna in primo grado, peraltro con le attenuanti generiche, per fargli emettere la sua perentoria sentenza sulla giustizia italiana, è cioè che “la legge è uguale per tutti è una grandissima stronzata”. Altro che Pellico, Gramsci o Turati, è Fabrizio Corona il vero metro di giudizio del funzionamento del nostro sistema giudiziario! Ma alla domanda di Vinci, il quale evidentemente ancora pensava di avere a che fare con una persona seria: “Ti senti un perseguitato?”, il vip siculo ha risposto, con la solita eleganza che lo contraddistingue, “No, mi sento preso per il culo!”. Dopotutto, ha spiegato l’ex re dei paparazzi, lui non ha fatto altro che avvisare degli amici dell’esistenza di alcuni scatti compromettenti che li ritraevano e, dietro ricompense irrisorie, volte unicamente a ripagarlo del mancato guadagno dovuto alla cessione delle foto, le ha restituiti ai legittimi proprietari. È questo che agli inquirenti sfugge, il fatto che egli abbia assunto un “comportamento che si fa con degli amici”. E, fino ad ora, l’eccesso di amicizia non è ancora reato. Ma la Procura di Milano, attenuanti generiche a parte, ha usato il pugno di ferro, trasformando un normale cittadino, che prima della condanna lavorava anche venti ore al giorno (roba da Tempi moderni!), in un potenziale delinquente che, si noti bene, solo a partire da quel momento ha cominciato a delinquere. Ha detto lo stesso Corona che prima della detenzione preventiva la sua vita era perfetta: mai una multa, mai un parcheggio in divieto di sosta, mai una bagattella. Insomma, un cittadino modello. Talmente esemplare che nel 2002, cinque anni prima dell’inchiesta Vallettopoli, fu denunciato da un agente della polizia municipale per percosse, e il 7 marzo 2007, qualche giorno prima che venisse resa nota l’inchiesta che lo riguarda, è stato arrestato a Milano per violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Ma la colpa non è certo sua, non ha scelto lui di vivere in questo mondo spietato. Ha affermato infatti che il nostro “è un mondo di bugie” e lui, povero, ha pagato “per le bugie e le falsità della gente”. Per non compromettere la propria reputazione da “macho” italico, accanto a queste “defilippiche” note struggenti, Corona ha dato prova della sua incredibile mascolinità scagliandosi contro l’avvocato dell’agenzia Fotomasi, in collegamento con lo studio. La serie di epiteti, invettive ed imprecazioni (che non è il caso di ripetere) è degenerata nel “virilissimo” e sempreverde pugno sul muro, che ha richiesto l’intervento dell’ambulanza e la telefonata della fidanzata, la modella Belen Rodriguez, per cercare di contenere questo “forte sentire” di alfieriana memoria. In chiusura, Alessio Vinci ha tentato di risolvere l’enigma che da mesi attanaglia l’intero paese: “In caso di condanna definitiva, lasci l’Italia o no?”. Con una risposta a metà tra l’allusivo e l’incomprensibile, Corona ha lasciato intendere che avrebbe intenzione di restare. Chissà se sapremmo superare lo shock, qualora decidesse di fare le valigie,. 


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