Videocracy. Basta apparire
di Sonia Trovato
La tv è una scatola ed è una scatola magica, perché c’è in tutte le famiglie. L’accendi e da casa ti vedono e diventi popolare. Diventar popolare diventa chiunque, basta apparire. A dirlo, in un italiano alquanto sgangherato, è l’agente dei (cosiddetti) vip Lele Mora, in chiusura dell’applauditissimo film-documentario Videocracy, scritto e girato dal bergamasco naturalizzato svedese Erik Gandini.
Magica o no, la tv in Italia ha davvero un potere straordinario, se il suo presidente è riuscito a diventare il Presidente di tutto. Resteranno delusi però coloro che entreranno nelle sale cinematografiche convinti di trovarsi di fronte ad una pellicola di carattere politico, ad un’indagine sul modo nel quale nel nostro Paese la classe dirigente sfrutta il piccolo schermo.
Videocracy è, secondo le parole del suo stesso ideatore, che è riuscito a disintossicarsi dalla “cappa” catodica italiana - un “lavoro emotivo”, che tenta di raccontare, perlopiù al pubblico svedese, come in Italia la democrazia si sia fatta immagine, spettacolo, perché non si svolge più nelle normali sedi istituzionali e con il canonico modus operandi, ma con tempi e mezzi che sono ormai televisivi.
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