Guardare dentro, guardare oltre
marzo 30, 2017 in Letteratura, Recensioni da Laura Giuffredi
Le vite degli altri: da indagare, da svelare, da capire. Ma non attraverso un’indagine filologica, bensì ricercando epifanie “fuori rotta”, passi incerti, “squarci nel cielo di carta”, direbbe Pirandello.
Questo nell’ultima produzione narrativa di Carlo Simoni, che si esprime in racconti brevi: i tre della raccolta L’ombra dei grandi. Tre racconti del lago e, più lungo, Il generale, editi sul finire del 2016 da Secondorizzonte.
E così nel primo volume i “grandi” si rimpiccioliscono, forse, rispetto all’immagine giganteggiante che ne abbiamo, ma sarebbe meglio dire che aprono una porta segreta attraverso la quale, senza smentirsi, si rivelano a noi più chiari, credibili, interessanti.
E così i luoghi nei quali si muovono: il Garda, Malcesine, Riva, nel primo volume, i Ronchi di Brescia nel secondo. Leggi il resto di questa voce →






Per il vecchio druida venuto dal Nord trascorsero molti giorni sereni in compagnia degli abitanti del villaggio, ai quali raccontava della sua vita in un mondo lontano, non solo per la distanza, ma per gli usi e i costumi.
Lars Laurinn si strofinò gli occhi con le mani, si guardò di nuovo attorno con fare circospetto; si toccò la fronte. No, non aveva la febbre e si era alzato ben disposto, in pieno vigore. Cosa stava accadendo? La nebbia era ancora lì e, anzi, il suo mondo, quello nel quale la festa stava per iniziare, gli pareva meno colorato di prima, più grigio, più uniforme, mentre quella casa lassù prendeva colore, in una giornata di sole splendente. Il freddo, almeno così a lui sembrava, era uguale e costante; l’aria era frizzante. Non capiva. Sentiva i suoni dei cimbali e dei corni, il vociare della gente, ma non ne percepiva più così nettamente i contorni. Diede un’altra strofinata agli occhi, ma la situazione non cambiò. Da dietro la casa spuntarono tre persone.
Lars Laurinn fiutava l’aria che entrava fredda e frizzante nelle sue narici.
Sul lato destro dei cerchi di pietra, Gabriele vedeva alcune figure. Nello scendere non aveva incontrato anima viva e si sorprese di quell’improvviso apparire di persone che si muovevano in fila. Sembravano donne, vestite d’azzurro, con uno scialle dello stesso colore sul capo. Che ci facevano a quell’ora e con quel freddo?
Gabriele aveva scelto un giorno speciale per riaprire lo scrigno e rendere noto il messaggio: Samain.
Gli echi del conflitto giungevano attutiti a La Roche, tranquillo villaggio immerso nel verde delle Ardenne, ora nel territorio del Belgio e un tempo parte della Gallia Lugdunense, patria dei Tricassini e dei Lingoni.