Visit Nablus….and then sing a song!
febbraio 28, 2014 in Palestina, Traduzioni da Anna Zorzi
Written by Sonia Trovato, translated by Anna Zorzi Leggi il resto di questa voce →
Alessandro del Gaudio, marittimo, narra la sua passione per il mare e suo il lavoro attraverso il suo canale YouTube. In questa sua prima intervista proviamo a conoscerlo meglio. Chi è Alessandro Del Gaudio e come nasce la passione per il mare? Alessandro Del Gaudio è un ragazzo di Viareggio che, a dire la verità,
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E’ autunno. Le foglie sono già cadute, da tanto ormai, non più come una volta che ogni cosa avveniva a tempo debito. Le stagioni non si distinguono più l’una dall’altra. L’aria è fredda, forse complice un leggero vento che si incunea tra le viuzze, giù dal castello, e tutto ciò rende la giornata quasi invernale.
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Se credi di non volere e potere altro al mondo che scrivere, se ti senti così profondamente in relazione con il mondo e con l’umanità che l’unica forma possibile di attività per te è sognare, sentire, interpretare, creare, l’unica forma possibile di azione è quella attraverso la parola, allora diventa scrittore. Altrimenti niente, altrimenti niente.
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Ma cosa vogliono questi contadini? Era 1522, Lutero era stato scomunicato da papa Leone X e Carlo V l’aveva bandito dal Sacro romano impero. Cinque anni prima aveva appeso alla porta della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi che avrebbero diviso ancora una volta la cristianità. Salvato dalla cattura da Federico il Saggio, principe
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febbraio 28, 2014 in Palestina, Traduzioni da Anna Zorzi
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febbraio 28, 2014 in Cinema, Recensioni da Elisa Masneri
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cenografia e scenografi e Commedia degli anni Trenta, pubblicati nel 2013, appartengono entrambi alla collana “Italiana” della casa editrice “Il castoro”. L’intento dei curatori della collana, una serie di professori universitari di formazione differente, è quello di fornire un ritratto accurato della cinematografia nostrana, attraverso una nutrita serie di saggi che indagano ognuno un aspetto specifico.
Scenografia e scenografi è il titolo del lavoro di Sara Martin, professoressa presso il Dams dell’Università degli studi di Udine: nei suoi scritti si occupa spesso dei rapporti del cinema con le altre arti, in particolare l’architettura. È proprio dalla descrizione della figura dell’architetto (nome con cui, sul set, si identifica lo scenografo) che inizia il suo saggio, mettendo però subito in chiaro che “la scenografia cinematografica non è architettura, né, tanto meno, un genere o un’esercitazione architettonica; tutt’al più, essa sarà architettura finta, o falsa, o irreale.” Un’architettura, intesa come insieme di discipline artistiche e tecniche, che diventa reale solo a film compiuto, contribuendo in modo sostanziale al suo risultato estetico e traducendo visivamente lo stile e le intenzioni del regista. Leggi il resto di questa voce →
febbraio 27, 2014 in Cinema da Damiano Cason
Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere! (F. Nietzsche, La Gaia Scienza, aforisma 341)
Llewyn Davis (Oscar Isaac) è un bravo ma sgraziato musicista che canta una canzone folk prima che a salire sul palco sia Bob Dylan: la tragedia della sua esistenza viene mostrata subito al pubblico già nell’ultima scena del film firmato da Joel ed Ethan Coen. Certo Bob Dylan viene mostrato come uno dei tanti che si esibisce al Gaslight, diverrà punta di diamante solo dopo che un movimento reale esisterà attorno a lui. Attorno a Llewyn Davis che è Bob Dylan ma solo in potenza. Leggi il resto di questa voce →
febbraio 27, 2014 in Approfondimenti, Palestina da Beatrice Orini
Disponibile in traduzione inglese di Anna Zorzi ![]()
“Attraversare Shuhada Street e conoscere la sconvolgente realtà di Hebron è stato scioccante: mi sono sentita davvero impotente. La gente palestinese che ho incontrato mi ha fatto notare che potevo, però, fare qualcosa di importante per loro: tornare a casa e raccontare quello che avevo visto nel mio viaggio”. Così Sonia Trovato, direttrice editoriale della rivista Gruppo 2009 e organizzatrice dell’evento, spiega com’è nata l’idea della serata informativa sull’apartheid di Hebron (Al Khalil in arabo) e la chiusura di Shuhada Street, tenutasi lunedì presso la Casa del Popolo di via Risorgimento, a Urago Mella.
L’iniziativa – promossa a livello nazionale da Assopace Palestina e a Brescia dall’Associazione Amicizia Italia-Palestina Brescia e Gruppo 2009, con la collaborazione di diverse realtà bresciane (Anpi Brescia, Arci, Cgil-Camera del lavoro, Circolo arci Colori e Sapori, Fondazione Guido Piccini) – ha visto come protagonisti Izzat Karaki e Jawad Abu Aisha, rappresentanti dell’organizzazione non violenta di Hebron Youth Against Settlements (YAS). Leggi il resto di questa voce →
febbraio 27, 2014 in Approfondimenti, Palestina, Traduzioni da Anna Zorzi
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febbraio 19, 2014 in Crisi da Mario Baldoli
Fra i tanti lavori che volgono alla fine c’è quello del giornalista, quello della carta stampata e, in prospettiva, anche quello del web.
Prima ancora dei numeri, la crisi dei giornali testimonia la disgregazione della democrazia come l’abbiamo concepita dal Settecento, con un pilastro radicato nella libera stampa. Oggi ci sono tante bandierine, per una democrazia senza democratici.
La strategia degli editori è evidente da tempo in tutta Europa e in tutti i settori economici, si chiama esternalizzazione.
I giornalisti professionisti, regolarmente assunti, sono oggi in Italia 6.000, i collaboratori (unendo co.co.co e freelance, come pomposamente si dice) sono 30.000.
Questi poveracci percepiscono da zero a 30 euro (in questo caso lordi) ad articolo. Non hanno nessuna tutela, non ferie pagate, riposi settimanali, copertura di malattie e sono a loro carico tutte le spese: tempo, viaggi, documentazione, rischi, ecc. Leggi il resto di questa voce →
febbraio 19, 2014 in Palestina da Sonia Trovato
Disponibile in traduzione inglese di Anna Zorzi ![]()
Nothing is changing. È questo il ritornello che si ripete incessante a Balata. Siete a Nablus, una delle più città più popolate della Cisgiordania, ma Balata è una città nella città, con la propria moschea, il proprio supermercato, la propria scuola. Balata è un campo profughi, il più grande della Palestina occupata. Venne fondato nel 1950 dall’UNRWA, agenzia delle Nazioni Unite nata per fronteggiare l’emergenza degli sfollati palestinesi, e fu battezzato Yafa, dato che il 75% dei profughi proveniva da Jaffa, antichissima città araba oggi ridotta a controcanto artistico della modernissima Tel Aviv. Leggi il resto di questa voce →
febbraio 19, 2014 in Palestina, Traduzioni da Anna Zorzi
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febbraio 18, 2014 in Nuovi cittadini da Beatrice Orini
Cognome: Nushi Alikaj
Età: 39 anni
Professione: commerciante, scrittrice e traduttrice
Paese d’origine: Albania
In Italia dal: 2003
Stato civile: coniugata
Sogno: pubblicare presto il mio primo libro in italiano
febbraio 17, 2014 in Racconti e poesie da Stefano Bottarelli
Qualche volta il fieno risponde al vento, si muove, imbizzarrito come il tempo che lo infradicia di pioggia o che lo essicca al sole di giugno.
Proprio il sole oggi riscalda questa regione di campagne confinate dalle case e dagli stabilimenti artigianali, che tolgono spazio alla natura. Il panorama cambia sempre più, diventa di ferro, di cemento, di asfalto, di strutture per la produzione. Ancora resiste qualche cascina isolata, magari con una tangenziale sulla quale transitano veicoli a pochi metri di distanza, addirittura sopra la cascina talvolta. E’ l ‘Italia degli anni novanta, fatta di cemento e di terra.
La mattina dall’alba in poi la strada statale si colma di viaggiatori assopiti che raggiungono i posti di lavoro: auto, camion, furgoni, camioncini, vespe, motorini, biciclette; colmano la strada in file che si infittiscono agli incroci laterali. Sirene di fabbriche e cinguettii di uccellini nei campi vicini vengono insieme coperti dal rumore della scia di mezzi che riempie l’aria di un ronzio sempre più insistente. Intanto un pastore nei tratturi delle prealpi subito prossime conta pecore e cani, invadendo i verdi spazi con animali dai velli più grigi che bianchi. Leggi il resto di questa voce →
E' cosa evidente e osservata tuttogiorno, che gli uomini di maggior talento, sono i più difficili a risolversi tanto al credere, quanto all'operare; i più incerti, i più barcollanti, e temporeggianti, i più tormentati da quell'eccessiva pena dell'irresoluzione (...) E quanto è maggiore l'abito di riflettere, e la profondità dell'indole, tanto è maggiore la difficoltà e l'angustia del risolvere .
Giacomo Leopardi, Zibaldone, 22 gennaio 1821
