Slideshow shadow

Percorsi paesaggi abbandoni nei versi di Giorgio Caproni

gennaio 27, 2014 in Album fotografici, Letteratura da Pino Mongiello

LUOGHI DELLA POESIA SULL’ORLO DEL SILENZIO E DEL VUOTO

1242289173-caproni_galluzzo_1[1]La rima del titolo è voluta. Il maestro elementare Giorgio Caproni la usava spesso con i suoi piccoli allievi. Durante la lezione suonava anche il violino (oggi custodito al teatro Goldoni di Livorno) per educare l’orecchio dei ragazzi alla voce magica dello strumento, ma anche alla melodia e, più in generale, alla dimensione della musica, fatta di ritmi, di pause, di riprese, di silenzi. Il suo primo insegnamento lo esercitò in Val Trebbia, negli anni Trenta, tra Loco di Rovegno e Fontanigorda, dove i boschi sono popolati di fate e di castagni, e dove conobbe il suo primo, luttuoso amore, Olga Franzoni, ma dove conobbe poi anche colei che fu la donna della sua vita, Rina Rettagliata, che sposò nel 1938. Caproni era nato nel 1912 a Livorno, città che gli rimarrà nel cuore insieme al ricordo della mamma Annina: «Come scendeva fina/ e giovane le scale Annina!/ Mordendosi la catenina/ d’oro usciva via/ lasciando nel buio una scia/ di cipria che non finiva…». La famiglia si era Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Tel Aviv, Jaffa e i villaggi “scomparsi” [4]

gennaio 24, 2014 in Palestina da Sonia Trovato

Disponibile in traduzione inglese di Anna ZorzBandierina-Inglesei

palestina1

Tel Aviv, Charles Clore park. Un bellimbusto, con canottiera attillata e bicipiti in mostra, sta facendo jogging, seguito a ruota da una donna giovane e procace, con cuffiette alle orecchie. Ti chiedi, osservando la loro noncuranza, se sappiano di correre su un cumulo di rovine. Questo immenso parco, intitolato a un magnate appartenente alla comunità ebraica inglese, è stato infatti costruito sulle macerie di Al-Manshiyya, un moderno villaggio palestinese inaugurato a inizio Ottocento e raso al suolo nel 1948. Al-Manshiyya è uno dei tanti, troppi, paesi palestinesi cancellati dalla mappa per far posto allo Stato ebraico. Zochrot, che in ebraico significa “ricordare”, è un’organizzazione israeliana che riconosce la Nakba, ossia l’epurazione di massa ai danni dei palestinesi nel 1948, e che si batte per vedere riconosciuto il loro diritto al ritorno, sancito da una Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Tel Aviv, Jaffa and the “vanished” villages

gennaio 24, 2014 in Palestina, Traduzioni da Anna Zorzi

Written by Sonia Trovato, translated by Anna Zorzi  Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Bil’in, il villaggio della nonviolenza creativa [3]

gennaio 14, 2014 in Palestina da Sonia Trovato

Disponibile in traduzione inglese di Anna Zorzi Bandierina-Inglese

Bil'in

Si chiamava Bassem, che significa sorridere… ed era il modo in cui salutava tutti. Noi però lo chiamavamo “Phil”, elefante, perché aveva il corpo della taglia di un elefante, ma il cuore era di un bambino. In una terra dove perire per morte naturale rischia di diventare una chimera, ognuno ha i propri cari da piangere, i propri martiri da celebrare. Bil’in, villaggio di 1800 anime portato alla ribalta dallo splendido documentario Five broken cameras, non fa eccezione.

Il vostro tour in questo luogo simbolo della resistenza nonviolenta palestinese inizia proprio da questo singolare mausoleo, edificato per un attivista ucciso da una granata lacrimogena. Singolare perché, al posto dei fiori, sulla targa di Bassem vengono regolarmente deposti i lacrimogeni lanciati contro i manifestanti che ogni venerdì, da otto anni, si riuniscono a ridosso del muro per protestare contro la furia occupante israeliana. Otto Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Bil’in: the village of the creative non-violence

gennaio 14, 2014 in Palestina, Traduzioni da Anna Zorzi

Written by Sonia Trovato, translated by Anna Zorzi Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

L’orto pensile‭: i nuovi racconti di Franco Ghigini

gennaio 14, 2014 in Recensioni da Piera Maculotti

franco_ghigini_orto_pensilePrati,‭ ‬boschi,‭ ‬stalle‭; ‬latte e polenta in tavola.‭ ‬Le officine nel fondovalle,‭ ‬le partite alla morra in osteria…‭  ‬Immagini di‭ ‬un mondo sospeso‭ ‬nella‭ ‬memoria,‭ ‬appeso al filo della tradizione,‭ ‬sommerso dal cambiamento.‭
E poi‭ ‬salvato‭ ‬-‭ ‬nella sua aspra verità‭ ‬-‭ ‬da uno sguardo attento,‭ ‬curioso,‭ ‬capace di ridargli vita e voce.‭ ‬A svelare quel mondo‭ ‬-‭ ‬con lucidità e‭ ‬amorevole comprensione‭ ‬-‭ ‬è l’etnografo bresciano‭ ‬Franco Ghigini nel suo esordio narrativo‭ ‬L’orto pensile‭ (‬Grafo pp.‭ ‬117‭ ‬€‭ ‬10‭)‬.

Nove racconti:‭ ‬storie strane e vere tra borghi montani e valli,‭ ‬sfide e fatiche,‭ ‬fughe e ritorni.‭ ‬Tra nubi,‭ ‬sole e terra‭; ‬e radici,‭ ‬tronchi e foglie:‭ ‬la stessa sostanza di cui sono fatti i sogni di questi eroi,‭ ‬minimi e vivi,‭ ‬dentro‭ ‬un’epica‭ ‬-‭ ‬rurale e‭ ‬urbana‭ ‬-‭ ‬di povere‭ ‬straordinarie avventure.‭
E‭’ ‬il‭ ‬placido delirio di‭ ‬Martino,‭ ‬assorto ogni sera,‭ ‬dopo il turno in fabbrica,‭ ‬nella contemplazione diligente del micro-prato‭ ‬davanti alla brutta casa.‭ ‬Poi,‭ ‬l’inaspettato…‭ ‬Che arriva sempre.‭ Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Ramallah, tra speculazione edilizia e donne resistenti [2]

gennaio 9, 2014 in Palestina da Sonia Trovato

Bandierina-IngleseDisponibile in traduzione inglese di Anna Zorzi

Per scorgere il “monte di Dio” che Ramallah conserva etimologicamente bisogna fare un’immane opera di fantasia e provare a immaginare distese di erba laddove ora vedi solo immondizia e case accatastate. La città, venutasi impropriamente a sostituire alla capitale effettiva della Palestina – Gerusalemme, sotto occupazione israeliana dal 1967 – , si è infatti espansa senza un piano regolatore che potesse impedire la totale deturpazione del paesaggio. Ramallah si trova in quella che gli accordi di Oslo definiscono zona A, e che dunque sarebbe sotto il pieno controllo dell’Autorità palestinese. Capisci immediatamente che queste suddivisioni sono fumose e inconsistenti e che da uno Stato come Israele, che non ha mai dichiarato formalmente i propri confini, non si può certo sperare il riconoscimento e il rispetto di quelli altrui. Inizi a comprendere quanto sia complicato distinguere ciò che è israeliano da ciò che non lo è più.

Un check point e il muro ti avvisano che siete in territorio palestinese, ma formalmente anche Gerusalemme lo è, visto che l’ONU ha sempre dichiarato illegittimo il documento con il quale lo Stato ebraico proclama la città dei tre monoteismi come propria capitale. In questa cittadina, che la tua guida Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Ramallah: between property speculating and struggling women

gennaio 9, 2014 in Palestina, Traduzioni da Anna Zorzi

Written by Sonia Trovato, translated by Anna Zorzi  Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Da Caravaggio a Canaletto. L’arte italiana approda a Budapest

gennaio 8, 2014 in Arte e mostre da Laura Giuffredi

Due secoli di arte italiana vengono celebrati in una mostra straordinaria al Szépmuvészeti Múzeum di Budapest. Ricca di capolavori e scientificamente ineccepibile, con 141 dipinti accuratamente selezionati provenienti dai piú importanti musei del mondo, dá la possibilitá di capire la varietá di stili e le molte personalitá artistiche di quei decenni.

(La mostra è aperta fino al 16 febbraio 2014 e i biglietti per visitarla si possono comprare online sul sito del museo: http://www.szepmuveszeti.hu/)

“La cultura é dialogo tra opere e persone, ma puó far dialogare anche le nazioni”, ha detto il ministro ungherese della Cultura Zoltán Balog presente all’inaugurazione. Obiettivo decisamente centrato con questa significativa esposizione. La politica dello Szépmuvészeti Múzeum di Budapest é stata da subito chiara, da quando si pose l’ambizioso obiettivo di presentare la pittura italiana dal XV al XVIII secolo in due mostre consecutive: la prima “Da Botticelli a Tiziano”, tenutasi nel 2009-2010; quella ora in corso “Da Caravaggio a Canaletto – Due secoli di capolavori italiani” che segna l’evento della stagione ungherese-italiana. Mai prima d’ora una gamma così completa della pittura italiana di questo periodo era stata presentata al pubblico ungherese (ben 141 quadri esposti e provenienti dai musei più importanti del mondo). Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest

Welcome to Filastin [1]

gennaio 7, 2014 in Palestina da Sonia Trovato

Bandierina-IngleseDisponibile in traduzione inglese di Anna Zorzi

Mentre ti dirigi al controllo passaporti, timorosa, riluttante e sforzandoti di recitare mentalmente il copione della pellegrina smaniosa di visitare i luoghi sacri, il tuo pensiero va a Lui, a quel ragazzo intrepido e appassionato che entrò a Gaza via mare, rompendo il blocco navale israeliano. Tu, che sei infinitamente più pavida, per arrivare in Palestina hai dovuto optare per un viaggio organizzato e già te la fai sotto. Palestina? Tecnicamente sei nell’aeroporto di Tel Aviv, intitolato a Ben Gurion, quel Ben Gurion che diceva cose come dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba, tanto per sottolineare, sin dall’inizio, quali mezzi di convivenza pacifica volesse adottare verso la popolazione autoctona il fondatore di quella che, dopo più di sessant’anni di pulizia etnica, apartheid e occupazione, è ancora considerata l’unica democrazia del Medio Oriente. Stare al gioco e fingere di non conoscere neppure l’esistenza di una terra chiamata Palestina – d’altro canto la tua guida Touring la chiama “Territori palestinesi” e la descrive quasi come un’appendice dello Stato ebraico – aumenta il senso di disagio e inadeguatezza e, ancora una volta, pensi a quell’italiano dagli occhi e capelli scuri che a Tel Aviv fu arrestato due volte, senza che la tortura o la prepotenza scalfissero il suo impegno per i diritti umani. Osservi quegli impiegati tuoi coetanei e ti domandi come si possa, coscientemente, scegliere un’occupazione Leggi il resto di questa voce →

Condividi: Email this to someoneShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on Pinterest