Le Satire di Ariosto: una nuova lettura critica
giugno 11, 2017 in Approfondimenti, Letteratura
di Marta Cardinale e Federica Laudini
Una conferenza sulle Satire ariostesche e, più in generale, su Ariosto, si è tenuta il 18 maggio scorso a Brescia, presso l’Emeroteca, a cura dell’Associazione Bibliofili Bresciani “Bernardino Misinta”.
La sapiente esposizione della relatrice, dott.ssa Sonia Trovato, ha contribuito ad una conoscenza e comprensione approfondita della figura di questo poeta, valorizzando ed illustrando la sua opera attraverso la ricostruzione del suo percorso di uomo.
L’esordio ha smentito da subito un luogo comune che ancora resiste, originato dalla critica crociana, su Ariosto, la sua opera e la sua vita: una vita mediocre, “da cortigiano”, obbligato alla compiacenza e devozione verso il proprio signore. Leggi il resto di questa voce →









vocabolario non sia in grado di comprendere, di spiegare, di misurare la portata delle parole dello scrivano. Ed ecco che gli altri due versi ci dicono: che cosa ne facciamo dell’unità di misura (l’ora) di un sistema che non sta in piedi? In una linea unidirezionale siamo semplicemente “immisurabili”. Non è questione di trovare un’altra misura: è proprio il concetto di misura a non potersi sovrapporre al rifiuto di Bartleby, lo scrivano. Per tornare sulla terra, un esempio è il sistema dei crediti universitari, cioè il tentativo di misurare la produzione del sapere. Ma è possibile misurare qualcosa la cui produzione è comune e in continuo divenire? Questo è un esempio dell’impossibilità di ricondurre Bartleby, il moderno Bartleby, all’interno del discorso egemone: il “preferirei di no” sfugge continuamente alla cattura. Ogni tanto accade che chi circonda questo “demente” (come l’ha definito un giornalista un po’ superficiale) si rifiuti aprioristicamente di provare a comprenderlo, e allora regolari arrivano gli sgomberi, le manganellate, i sigilli. I mattoni che le forze dell’ordine hanno utilizzato per murare l’ingresso dell’ultimo domicilio di Bartleby (uno spazio autogestito in cui si sono tenuti seminari, incontri, assemblee, presentazioni di libri, colloqui con attori, performance di artisti, concerti), in via San Petronio Vecchio 30 a Bologna, sembrano proprio una surreale citazione della Wall Street (la via del muro) dello scrivano di Melville. Ma la prerogativa di Bartleby di essere sfuggente, contagioso, multiforme, aperto alla contaminazione non può essere chiusa in quattro mura, che siano lo studio di un avvocato a Wall Street o un centro sociale. Perché Bartleby è, come Django, unchained.
Bartleby, la città dei saperi, gli spazi del dissenso
Tra Gennaio e Febbraio 2013 Bartleby, collettivo e spazio sociale bolognese, ha avuto la ribalta su tutti i media a partire dallo sgombero che ha subito attraverso l’uso della polizia da parte dell’Università di Bologna. Bartleby, il cui nome è dovuto al protagonista del romanzo di Melville che “preferisce di no” e del quale il collettivo vorrebbe riscrivere il finale, è nato all’interno della grande mobilitazione studentesca contro la Riforma Gelmini dell’università nel 2008 (“tra le pieghe dell’Onda”, si diceva allora).
viene caricato dalla polizia quando cerca di avvicinarsi alla sede appena sgomberata (il cui ingresso è stato immediatamente murato dalla polizia, con all’interno tutto il materiale del collettivo, comprese le riviste storiche del Fondo Roversi), infine occupa la Facoltà di Lettere e Filosofia per un’assemblea pubblica partecipata da centinaia di persone che rilancia la mobilitazione. Nel frattempo, sui giornali, SEL (per quanto riguarda la politica) e i Docenti Preoccupati (per quanto riguarda l’Università) prendono le difese di Bartleby, che il giorno successivo occupa un’aula della Facoltà di Lettere in via Zamboni 38. Sabato 26 Gennaio un corteo di mille persone (compresi SEL e i docenti, oltre agli studenti e a tutte quelle figure che hanno attraversato Bartleby) occupa l’ex convento di Santa Marta in pieno centro: un grande complesso inutilizzato da 7 anni, con un progetto finanziato dal Comune per la ristrutturazione che non è mai partito. Tre giorni dopo arriva un nuovo sgombero.
Questa breve ma intensa storia ha sollevato (e riaperto) a Bologna vari temi: il rapporto centro/periferia; la questione della produzione culturale; i saperi critici all’interno dell’università in crisi; l’utilizzo (o il riuso) dei luoghi pubblici abbandonati; la pratica del conflitto come legittimazione. Su questi temi (alcuni dei quali, non a caso, affrontati anche a livello nazionale riferendosi a Bartleby) si è dibattuto per giorni sui giornali mainstream, spesso strumentalmente, vista la vicinanza delle elezioni.
Amélie Nothomb, écrivain belge francophone, fille de diplomates, est née en 1967 à Kobe, au Japon. En 1992 elle publie aux Edition Albin Michel son premier roman, Hygiène de l’assassin, qui devient l’événement littéraire de l’année: 100.000 exemplaires vendus (en plus des 125.000 copies pour le roman poche), deux adaptations théâtrales, un film. Depuis cette époque, elle a publié un roman par an, fidèle au même éditeur Albin Michel. En Italie, les livres de la Nothomb sont traduits et publiés par la maison d’édition Voland (Rome). Son roman Stupeur et tremblements, publié en 1999, a vendu 400.000 exemplaires en France. Traduit en 15 langues, il a reçu 16 récompenses dans le monde entier, y compris: le Prix Alain-Fournier (deux fois), le jury du prix Jean Giono, le Prix du Roman de l’Académie Française, le prix Chianciano.


Sono Francesca, ho 13 anni e sono completamente “fusa” per il mitico, bono, dolce Brian dei BSB [BackStreet Boys]. La mia prof. d’Italiano, appassionata dello zodiaco, mi ha detto che i pesci (Brian) e la vergine (io) non vanno affatto d’accordo. Da allora non riesco più a dormire e piango sempre. 
Brian, come ogni altra persona colta e intelligente, s’interessa di certo di quel che dicono gli astri. Non badare a chi sostiene l’inattendibilità dell’oroscopo, basandosi sulla teoria dell’espansione dell’universo.