Gli shock di Trump, “il mostro di Frankenstein”
luglio 12, 2017 in Approfondimenti, Crisi da Mario Baldoli
Difficile negare quanto scrive Naomi Klein nel suo ultimo libro, cha sta per essere tradotto in italiano, No, is Not enough. Resisting Trump’s shock politics and winning the world we need (Resistere alla politica dello shock di Trump e conquistare il mondo di cui abbiamo bisogno). Oggi la politica (e soprattutto la nostra vita) vanno da uno shock all’altro, e uno insieme all’altro. Lo shock economico e quello climatico, i disastri naturali, la mutazione industriale e del lavoro, la crescita dello sfruttamento e la disoccupazione, l’impoverimento della classe media, il crollo dei mercati, l’immigrazione, la paura, la sicurezza, la guerra, il terrorismo. Leggi il resto di questa voce →






Quando nel luglio del 2015 Yanis Varoufakis si dimise da ministro dell’economia della Grecia, dopo aver resistito cinque mesi all’assalto della Troika, dichiarò in un’intervista:
Diceva Gandhi: Dobbiamo imparare a vivere più semplicemente perché gli altri semplicemente possano vivere. Lo riprende la Fondazione Piccini nel suo ultimo documento Le sfide di una società multietnica: Se c’è per me, ci deve essere per tutti.
Davide Grasso
«Signor Presidente del Senato, gentili senatrici, onorevoli senatori, ci avviciniamo a voi in punta di piedi, con il rispetto profondo, non formale, che si deve a quest’Aula, che si deve alla storia di un Paese che trova in alcuni dei suoi luoghi non soltanto un simbolo – cioè qualcosa che tiene insieme – ma anche un elemento di unità profondo. Ci avviciniamo con lo stupore di chi si rende conto della magnificenza e della grandezza non solo di un luogo fisico, ma anche del valore che questo rappresenta nel cuore di una lunga storia come quella italiana». Era il 24 febbraio 2014 e il neopresidente Matteo Renzi apriva così il discorso programmatico rivolto ai senatori ai quali ci accingeva a chiedere il voto di fiducia. Ci sono voluti poco più di due anni perché il “rispetto profondo” verso il Senato si trasformasse in un tracotante disprezzo e perché Palazzo Madama venisse assurto dai media governativi a carrozzone costoso e inutilmente replicante delle funzioni svolte dalla Camera dei Deputati.
«Se vuoi vedere come sta messa davvero L’Aquila, devi andare nei vicoli interni e non nelle strade degli avvocati e dei notai». Queste parole secche vengono da Marilena, una donna smilza con il viso bruciato dal sole e un cornetto all’amarena in mano. Quando capisce che a L’Aquila sono capitata praticamente per caso e che non appartengo alla categoria dei giornalisti che lei definisce «mordi e fuggi», appare subito conciliante e disposta a condividere con me il proprio pellegrinaggio quotidiano tra le macerie aquilane.
Mentre un camion si lanciava a tutta velocità sulla Promenade des Anglais, Sky cinema stava trasmettendo Dio esiste e vive a Bruxelles (Le tout nouveau testament, Belgio 2015), dissacrante commedia in cui Dio è un marito e un padre violento che bivacca tutto il giorno in una logora vestaglia di fronte a un computer con il quale tortura l’umanità, infliggendo arbitrariamente indicibili disgrazie. Il film si avvia alla conclusione sulle note malinconiche di La mer di Charles Trenet, quando arrivano le prime notizie da un altro mare, quello nizzardo, ferito a morte da un attacco che verrà frettolosamente (ed erroneamente) attribuito all’ISIS. 
Giovedì 23 è il giorno del referendum in Gran Bretagna su lasciare (Leave) o restare (Remain) nell’Unione Europea.