Cecilia Carreri, l’impresa della prima donna italiana alla Transat Jacques Vabre
settembre 4, 2026 in La via del mare, Recensioni da Viola Allegri
Cecilia Carreri, vicentina, giudice penale, cammina sulla spiaggia ocra di Dunkerque, la mente in conflitto. L’odore dell’oceano, il fascino della sua immensità, le onde spazzate dal vento, l’emozione che l’attraversa sono la bellezza e la forza di quell’istinto che l’ha portata a scelte estreme: l’alpinismo estremo fino all’Himalaya e alle cime dell’Africa, il Circolo polare artico, l’attraversamento del deserto del Tibesti, il lago Ciad, avventure spesso affrontate da sola. Dall’altra parte del cervello c’è la razionalità di una giudice, il dubbio che l’impresa sia più grande di lei, un disegno che è pura follia a cominciare dai costi di una barca a vela, l’Imoca 60, lunghezza circa 18 m, per una regata tra le più difficili, in Brasile: la Transat Jacques Vabre, più tardi chiamata La route du café, quella che facevano le navi per portare il caffè in Europa.
Le 35 vele partecipanti partono con 40 nodi di vento, faranno 4.500 miglia nautiche (km 10.001). Si partecipa in due dopo la prova di aver fatto in barca 1.000 miglia nautiche. Leggi il resto di questa voce →









Tra il 1932 e il 1968 passano solo 36 anni, ma tutto è cambiato in un tempo così breve, fra le molte cose, anche la navigazione non solo a motore, ma a vela, per uomini e donne (penso a Ida Castiglioni, la prima italiana che attraversò l’Atlantico in solitario) che non possono fare a meno del vento e del mare, i quali non sono oggetti, ma, come scrive il marinaio Francesco Geraci: Non si può raccontare il mare a chi vede solo acqua.