Il senso dell’infinito nel magico Altai
febbraio 11, 2020 in Album fotografici da Luigi Errante
«Il piumaggio bianchissimo del rapace era screziato da una pioggia di macchie grigio scuro. Non avevo mai visto un simile animale e chiesi al falconiere di che uccello si trattasse. – Dicono che sua madre venga dalle lande ghiacciate ai confini del mondo – rispose – e suo padre dai deserti dell’Asia centrale, la culla della nostra gente. Due razze diverse, ma abbastanza simili da potersi accoppiare, per poi deporre le uova sulle pendici degli Altai, i Monti d’Oro, che dànno il nome a questa stirpe meticcia».
(Wu Ming, Altai, Einaudi 2009, p. 186)
Leggevo queste righe una decina di anni orsono, gustando l’epilogo delle vicende che avevano avuto inizio con la pubblicazione di Q a firma Luther Blisset.
Già m’era venuta voglia di questi Monti d’oro.
Finalmente quest’anno si presentano occasione e possibilità. Leggi il resto di questa voce →








Le donne dell’Iran comunicano con gli occhi. E il più delle volte quegli occhi sprigionano il sorriso: ora sereno, ora malinconico, ora seduttivo, comunque sempre intenso e penetrante. Si intuisce nel mondo femminile dell’Iran lo svolgersi di una lunga storia che viene da lontano e l’ergersi di una distinta nobiltà. Ritornano alla mente i fantasmi della tragedia greca I PERSIANI, quando Eschilo descrive il sogno premonitore di Atossa, madre di Serse, vedova di Dario. In quel sogno raccontato ai dignitari di corte, in Susa, c’è tanta regalità mista a un senso di impotenza nell’ esporre il presagio di una catastrofe. L’antico mondo persiano, che ho visto nelle rovine di Persepoli, è in grado di suscitare stupore ancor oggi. Allo stesso modo emoziona la vista delle antiche torri del silenzio, poste sulla cima dei rilievi, dove si abbandonavano i morti, come prescriveva il rito zoroastriano, perché divenissero pasto agli avvoltoi e tutto, una volta consumato, entrasse nell’eterno ciclo della vita. 




