Dio è anche collera. Lutero e la guerra contro i contadini
aprile 21, 2026 in Approfondimenti, Recensioni da Mario Baldoli
Ma cosa vogliono questi contadini?
Era 1522, Lutero era stato scomunicato da papa Leone X e Carlo V l’aveva bandito dal Sacro romano impero. Cinque anni prima aveva appeso alla porta della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi che avrebbero diviso ancora una volta la cristianità.
Salvato dalla cattura da Federico il Saggio, principe di Sassonia, aveva tradotto la Bibbia in tedesco e godeva ormai del sostegno di molti principi e signori: la corruzione, il nepotismo, i soldi raccolti per le indulgenze col pretesto del Purgatorio facevano di Roma la nuova Babilonia.
Il XVI secolo cambiò il mondo: non fu Il Secolo breve, come Hobsbawm definì il XX; il XVI secolo fu lungo e denso, con svolte politiche e militari, economiche e culturali che giungono fino a noi con intatta potenza e problemi. Leggi il resto di questa voce →















Fra la moltitudine di filosofi, uno sopra l’altro, che la scuola (con esiti modesti) mi ha imposto di studiare – da Talete agli esistenzialisti – pensavo e penso che tanti (non certo Socrate), occupandosi d’Etica, abbiano detto sciocchezze, a partire dal sommo
Si sente spesso parlare di razzismo, e definire razzista una persona o un comportamento è diventato molto comune. Eppure, alla fine, tutti negano di esserlo. Le discussioni sono frequenti e i pareri spesso inconciliabili. Ma cosa può dire la biologia a proposito del razzismo? I biologi possono aiutarci a fare chiarezza sul concetto di razza umana?
Il volume di Isabella Merzagora, Il male per una buona causa. L’idealismo pervertito , edito da Raffaella Cortina Editore , è un’opera che difficilmente si può finire senza avvertire una sensazione di smarrimento. Tale disagio nasce dalla percezione della fragilità del confine tra “i cattivi”, che compiono il male, e coloro che invece agiscono nel rispetto dei dettami della convivenza civile. Una soglia che solitamente si immagina costitutiva – “noi non siamo così” – o riconducibile a processi psichiatrici – “cose da matti” – si rivela invece molto più sfumata, da valutarsi più nelle prassi che negli ideali. L’Autrice, già professoressa di criminologia presso l’Università degli Studi di Milano e presidentessa dell’Associazione Italiana dei Criminologi, apre il discorso mettendo in dubbio due diffusi preconcetti, «il primo consiste nel ritenere che commettere azioni malvagie sia facile e il secondo che chi commette tali azioni sappia di essere malvagio» (p. 9). Per quanto riguarda il primo “preconcetto”, la criminologia ha chiarito come per compiere il male sia necessario sospendere i freni sociali interiorizzati tramite l’educazione. Ciò può essere fatto grazie alle c.d. “tecniche di neutralizzazione” (Sykes e Matza), ossia giustificazioni che «consentono al soggetto di neutralizzare […] il conflitto con la morale almeno parzialmente accettata, di fronteggiare il senso di colpa o di vergogna, il rimorso che consegue alla violazione di un precetto interiorizzato» (p. 10). Tra le diverse strategie – dalle tecniche di negazione (della propria responsabilità o della vittima) alla “minimizzazione del danno provocato”, fino alla “condanna di chi condanna”, etc. – Merzagora in quest’opera ne perimetra una tra le più ambigue, quella dell’“idealismo pervertito”. È questa una forma di “disimpegno morale” (Bandura) che oltrepassa il consueto schema criminogeno, non consistendo «nel fare in modo che si possano compiere azioni malvagie bensì nel ritenere che tali azioni si debbano commettere perché il motivo per cui le si esegue è una buona causa» (p. 18). 
Tra le molte questioni aperte (o mai chiuse) che l’intelligenza artificiale sembra imporre al pensiero, una è sicuramente quella della sua velocità. O, meglio ancora, della sua costitutiva lentezza. Come spesso capita, sembra che il pensiero — qui inteso come pensiero critico, cioè allontanamento dalla cosa stessa per vederla meglio — sia arrivato e arrivi un po’ in ritardo. Un tema, questo, della velocità del pensiero, più che fondamentale nella società contemporanea.
Fu tutta colpa di Ljubisa Beara, un colonnello serbo-bosniaco. A scuola era un bravo ragazzo, diligente, educato, attento, un ragazzo generoso. Da militare si era distinto nella guerra in Kosovo, era salito di grado ed era responsabile dei Servizi di sicurezza. Ma Storia e Politica sono un matrimonio in cui coabitano il successo e l’orrore, e fu questo a incontrare Beara.
Col tempo, alla nostra compagnia si aggregarono due altre ragazze: Adriana e Lisetta.