In architettura: genio, responsabilità e politica. Intervista a Massimo Adiansi
novembre 4, 2026 in Architettura e urbanistica, Interviste da Andrea Zucchini

Massimo Adiansi, “Architerror”
Massimo Adiansi è un architetto bresciano, ma nei ritagli di tempo veste i panni del suo alter ego virtuale, “Architerror”: guarda così, con occhio implacabile, ai “mostri” architettonici che costellano le città, aprendoci gli occhi su un mondo apparentemente solo per addetti ai lavori.
Come nasce Architerror? È stata prima una provocazione, un esperimento divulgativo o una vera e propria forma di critica culturale?
Architerror nasce una quindicina d’anni fa come gruppo Facebook per condividere e commentare ironicamente con colleghi e amici gli edifici più brutti e bizzarri che si trovavano in giro. All’inizio era un gioco, poi è diventato un esperimento divulgativo, ed infine entrando nelle aule universitarie una forma di critica culturale. Ma sempre finalizzata a strappare un sorriso, che gli architetti non concedono facilmente.
Il successo della pagina dimostra che esiste un grande interesse per l’architettura. Ritiene che il pubblico sia oggi più consapevole della qualità degli spazi in cui vive?
Sicuramente i social, pur con tutti i loro limiti, hanno contribuito a rendere accessibile a tutti quello che un tempo era destinato ai pochi abbonati delle riviste di architettura, creando maggiore interesse intorno all’argomento. Tuttavia, credo che il successo della pagina sia più dovuto al fatto che è stata la prima e forse l’unica a trattare l’argomento in maniera inversa, cioè parlando del brutto e non del bello.
Umberto Eco sosteneva che l’ironia può essere uno strumento di conoscenza. Nel suo lavoro quanto è importante il sarcasmo e dove, invece, comincia la responsabilità critica? Leggi il resto di questa voce →

















Cecilia Carreri, vicentina, giudice penale, cammina sulla spiaggia ocra di Dunkerque, la mente in conflitto. L’odore dell’oceano, il fascino della sua immensità, le onde spazzate dal vento, l’emozione che l’attraversa sono la bellezza e la forza di quell’istinto che l’ha portata a scelte estreme: l’alpinismo estremo fino all’Himalaya e alle cime dell’Africa, il Circolo polare artico, l’attraversamento del deserto del Tibesti, il lago Ciad, avventure spesso affrontate da sola. Dall’altra parte del cervello c’è la razionalità di una giudice, il dubbio che l’impresa sia più grande di lei, un disegno che è pura follia a cominciare dai costi di una barca a vela, l’Imoca 60, lunghezza circa 18 m, per una regata tra le più difficili, in Brasile: la
Comunque la si voglia mettere, nel nostro Paese, 
C’ è un libro che in Italia tutti dovrebbero conoscere a partire dalle scuole secondarie, scritto da Luca Mercalli, Breve storia del clima in Italia, dall’ultima glaciazione al riscaldamento globale, pref. di Christian Rohr (Einaudi). Rivela una verità semplice e terribile: è il clima che fa l’uomo, non viceversa. L’uomo ne dipende e ne è condizionato. Dall’inizio del secolo siamo entrati in un clima sconosciuto. L’Italia, una penisola stretta da tre mari, dominata a nord dalle Alpi e attraversata dall’Appennino, è stata particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici, studiati già da Galileo ed Evangelista Torricelli. Ma i dati che abbiamo sono stati per secoli oscurati, frammentari e dispersi, di qui la necessità di una sintesi generale che il libro di Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana, fondatore e direttore della rivista “Nimbus” raccoglie in sintesi per la prima volta, dalla preistoria ai giorni nostri. Quella in cui siamo entrati è una fase sconosciuta del clima. Conosciamo il passato indirettamente, con gli studi sulle carote di ghiaccio e su antichi alberi caduti, condotti da specialisti di diverse discipline: il paleoclimatologo, lo storico, il paleografo, il dendrocronologo mostrano che i ghiacciai hanno coperto il pianeta almeno da 110.000 fino a 11.700 anni fa, con un livello del mare di circa 125 metri più basso di oggi, immobilizzato nelle calotte glaciali. 

Se credi di non volere e potere altro al mondo che scrivere, se ti senti così profondamente