Storia, storie e fiocchi anarchici – Intervista a Giorgio Enrico Cavallo
luglio 5, 2026 in Interviste da Andrea Zucchini
Giorgio Enrico Cavallo, ricercatore autonomo di professione, insegnante, giornalista pubblicista e scrittore di monografie, classe ’89, introduce ed approfondisce, con il suo stile “d’altri tempi”, fatti storici sul suo canale YouTube Ottocento seguito da 31.500 followers. In questa intervista proviamo a conoscerlo meglio.

Giorgio Enrico Cavallo
Chi è Giorgio Cavallo e come nasce l’idea di dedicare un canale YT ad un intero secolo ed ai suoi protagonisti?
C’è stato un evento o un libro che l’ha spinta a intraprendere questa strada?
Chi sono? Credo di poter dire che sono un appassionato di ciò che faccio. Sono curioso e mi appassiona la storia perché credo che sia una disciplina tra le più umane, una di quelle che ci permette di conoscere meglio l’animo umano. Ho sempre amato studiare e raccontare agli altri ciò che mi appassiona. Prima nella versione cartacea: ho scritto molte monografie e, davvero, migliaia di articoli comparsi per anni su quotidiani e riviste. Perché dunque aprire un canale Youtube? Perché il mio lavoro necessita di una vetrina per essere conosciuto. I giornali in Italia pagano poco. I libri ancora meno. Youtube mi ha consentito di avere quella visibilità che ha permesso all’intero ecosistema di stare in piedi: ora posso fare ricerca in modo ancora più serio, il tutto in modo del tutto indipendente perché sono diventato l’editore di me stesso. Devo questa intuizione all’amico Guido Damini, che è anche l’illustratore del canale oltre ad essere un noto volto dello spettacolo e una voce ben conosciuta da chi ascolta i podcast e i programmi radiofonici.
Quanto tempo dedica alla ricerca rispetto alla produzione di contenuti?
Il tempo per la ricerca è difficile da quantificare, anche perché la ricerca non ha mai fine. Posso dire quanto impiego per produrre una lezione per Youtube, perché quello è ormai standardizzato. Diciamo che dietro un’ora di video (in media le mie conferenze durano circa un’ora) ci sono un paio d’ore di preparazione della lezione, in genere per selezionare le fonti dalla mia biblioteca, più un’ora di lezione frontale (parlo a braccio, in genere senza tagli) e quindi almeno tre ore di montaggio più un’ora per riascoltare il tutto. Quindi un’ora di video corrisponde a circa sette ore di lavoro. Il tutto senza contare il tempo di allestimento del set (grazie al mitico Sergio!) e soprattutto i mesi o gli anni di studio alle spalle: quelli non sono quantificabili.
Come è stato accolto il canale? Chi lo segue principalmente? Ha avuto modo di incontrare i followers?
Il riscontro che ho avuto è stato fin dall’inizio ottimo. Non immaginavo che potesse “esplodere” così: sinceramente, ero scettico anche perché non avevo esperienza né di Youtube né del mondo social, che non frequentavo se non per necessità. È stata una bella sorpresa. Talvolta incontro gli utenti del canale, specie alle conferenze.
Il suo studio, il suo modo di porsi, l’abbigliamento. Tutto fa immergere in una ambientazione filologica ottocentesca che la caratterizza. È la forma che aiuta la sostanza? Pensa che i suoi contenuti perdano “peso” in uno studio contemporaneo?
Beh, sinceramente non c’è nulla di studiato, se non qualche vezzo esteriore come l’uso della mazziniana o del “fiocco anarchico” in alcuni video. In realtà io vesto in giacca e cravatta ogni giorno, anche in casa, e lo studio è il mio studio: è tutto fatto a costo zero. Sono da sempre assertore del fatto che la forma sia parte integrante della sostanza.
L’essere piemontese può essere stato un fattore rafforzativo per la creazione del canale?
Non saprei. L’appartenenza ad una regione è tratto distintivo di ciascuno di noi. Credo che conoscere il proprio passato (essenzialmente per capire chi siamo) ci porti prima di tutto a conoscere la storia del nostro territorio, quindi per me si è trattato dello studio della storia del Piemonte. Ho riscoperto la lingua regionale usando vecchie grammatiche. Ho studiato le tradizioni locali. Tutto, ripeto, per capire chi sono e da dove vengo. Una volta scoperta la mia storia, mi sono posto come studioso della storia di tutti e apprezzo in modo particolare gli scambi culturali con persone di altre regioni. Ecco perché insisto sul fattore regionale anche con “piemontesismi” e con inserti in lingua regionale: voglio passare il concetto che l’amore per la propria terra è un valore aggiunto che ognuno di noi dovrebbe avere per capire meglio la nostra identità.
Ci sono fonti o documenti che l’hanno particolarmente sorpresa nel corso della sua carriera?
Sono particolarmente affascinato dalla figura di Cristoforo Colombo e dal mistero delle sue origini. È quella che, nel piccolo gruppo di appassionati, chiamiamo la “Colombite”. Chi è affetto da questa patologia non può fare a meno di vedere Cristoforo Colombo ovunque e di parlare delle sue origini con chiunque. È una malattia degenerativa: chi ne soffre, quando può, si infila in vecchie biblioteche o in archivi polverosi alla ricerca di documenti sulle origini di Colombo. Io, con debite autorizzazioni, mi sono anche infilato nei sepolcri di una chiesa per cercare le sepolture di suoi affini…
C’è una figura storica che ritiene ingiustamente dimenticata?
L’elenco di figure storiche dimenticate è lunghissimo. Nel mio piccolo, porto avanti una piccola battaglia per veder riconosciuta la grandezza di un artista dell’Ottocento, Giovanni Battista Sales: artista poliedrico, attore, cantante e burattinaio, inventore del personaggio di Gianduja. Ho scritto di lui in due libri, nei quali per la prima volta ho rivelato il suo albero genealogico e ho raccontato una parte della sua storia.
Ha notato un cambiamento dell’interesse del pubblico verso la storia negli ultimi anni?
Sicuramente con Alessandro Barbero l’interesse del pubblico è cambiato. La storia è apprezzata di più, specie nel suo senso “narrativo”. Questo è importante ed è il merito più grande che si può ascrivere a Barbero: la sua grande capacità di comunicazione ha fatto uscire la storia dagli scaffali e l’ha fatta diventare argomento “pop”. Grazie, magister!
Come trova l’equilibrio tra rigore scientifico e capacità di coinvolgere il pubblico?
E’ un equilibrio complesso, che è il cuore della divulgazione. Oggi questo termine è abusato e un po’ tutti si definiscono divulgatori. Io mi rifaccio alla vecchia scuola, quella di Piero Angela. Anni di ascolto di Quark mi hanno trasmesso il linguaggio e anni di giornalismo mi hanno aiutato a “centrare” la notizia.
Quale personaggio storico le piacerebbe intervistare?
Penso che uno storico non possa avere preferenze… qualsiasi personaggio vissuto nel passato sarebbe di grande interesse. Ma, se per magia fosse possibile, forse intervisterei Colombo.
Se potesse assistere ad un evento storico, quale sceglierebbe?
Non c’è dubbio. Andrei al centro di tutto. In una notte di circa duemila anni fa, in quel di Betlemme…
Non solo storie ma anche interviste: come l’erede dei Romanov. Come ci si pone davanti alla nobiltà?
Ho sempre avuto un sincero affetto per le storie di famiglia: sono una parte dell’indagine storica spesso sottovalutata, ma invece fondamentale per tracciare dei profili biografici e non solo. Chi ha le maggiori memorie familiari sono proprio i nobili, perché la conservazione della memoria è sempre stata il vero valore delle dinastie aristocratiche; un valore immateriale, ben diverso da quello materiale costituito dal denaro, vero fondamento delle dinastie borghesi. Possedere una memoria di famiglia è un tesoro: lo è specialmente nel nostro secolo, dimentico della propria identità ma desideroso di riscoprirla.
Quanto è attuale l’Ottocento o meglio: l’Ottocento è attuale? Come lo si rende tale?
L’Ottocento è il secolo della borghesia, che ha governato il mondo fino ad oggi. È stato il secolo della rivoluzione industriale che ha cambiato il mondo come mai prima. È stato anche il secolo che ha partorito le ideologie che hanno travagliato il Novecento e i riflessi delle quali turbano ancora i nostri anni. Infine, è stato il secolo nel quale l’Europa ha dominato sul mondo più che in ogni altra epoca. Tuttavia, l’eredità dell’Ottocento sta finendo: la borghesia sta perdendo il potere, a vantaggio non del proletariato (vecchia utopia di Marx) ma di un nuovo feudalesimo multinazionale composto per lo più da feudatari del digitale. Contrariamente all’aristocrazia di un tempo, questo nuovo feudalesimo non ha valori. Non è sorretto da una morale né sottomesso al Trascendente: tutto ciò lo rende particolarmente inquietante. Anche la tecnologia industriale dell’Ottocento è irrimediabilmente mutata: le trasformazioni nel campo dell’informatica e della cosiddetta intelligenza artificiale stanno mutando radicalmente la nostra società e lo faranno sempre più nel futuro, a vantaggio temo dell’aristocrazia del digitale come nel XIX Secolo la rivoluzione industriale avvantaggiò le dinastie di industriali. È già finita l’egemonia delle ideologie, specie del comunismo marxista: il problema è che il marxismo e il capitalismo non hanno lasciato spazio a dottrine socio-economiche veramente nuove. Infine, è finita l’epoca della supremazia europea. Lo dico con grande tristezza, perché nessuno sembra intenzionato a raccogliere l’eredità dell’Europa, culla della civiltà. Con nulla togliere all’importanza delle altre culture, non è possibile prescindere dal ruolo fondamentale e dal valore della cultura europea degli ultimi due millenni. Il senso di masochismo dell’Occidente, che rinnega se stesso, e l’indifferenza dimostrata nel mondo (quando non è manifesta ostilità) nei confronti della morente cultura di Omero, Virgilio, Dante e Shakespeare, fanno capire che è necessario quanto mai conoscere davvero il nostro passato ed abbarbicarsi alla nostra storia prima che sia troppo tardi.
Quali progetti ci sono per il suo canale? Se può raccontarli.
Per ora, ho lanciato un nuovo format “Discendenti”, con il quale intendo incontrare i discendenti di famiglie o personaggi importanti. Poi, si vedrà. Il mio intento è creare una sorta di polo culturale aperto. I mezzi per raggiungere questo obiettivo possono essere i più diversi.
di Andrea Zucchini





