Dio è anche collera. Lutero e la guerra contro i contadini
aprile 21, 2026 in Approfondimenti, Recensioni da Mario Baldoli
Ma cosa vogliono questi contadini?
Era 1522, Lutero era stato scomunicato da papa Leone X e Carlo V l’aveva bandito dal Sacro romano impero. Cinque anni prima aveva appeso alla porta della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi che avrebbero diviso ancora una volta la cristianità.
Salvato dalla cattura da Federico il Saggio, principe di Sassonia, aveva tradotto la Bibbia in tedesco e godeva ormai del sostegno di molti principi e signori: la corruzione, il nepotismo, i soldi raccolti per le indulgenze col pretesto del Purgatorio facevano di Roma la nuova Babilonia.
Il XVI secolo cambiò il mondo: non fu Il Secolo breve, come Hobsbawm definì il XX; il XVI secolo fu lungo e denso, con svolte politiche e militari, economiche e culturali che giungono fino a noi con intatta potenza e problemi.
Iniziato già a metà Quattrocento con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, le scoperte geografiche, il Rinascimento, le novità artistiche e culturali, il razionalismo, la nascita della scienza politica, infine le riforme religiose: prima Huss, poi Lutero, Zwingli, Calvino, Enrico VIII. Il XVI secolo si estende anche al ‘600 in continuità omogenea: la guerra dei Trent’anni tra protestanti e cattolici, la guerra civile inglese, l’affermazione del metodo sperimentale nella scienza, il trionfo del capitalismo e del colonialismo.
In questo bollente crogiuolo, pare di sentire Lutero: ma cosa vogliono questi contadini? Sono io che li ho spinti su questa strada? Ho tradotto la Bibbia che ora leggono liberamente e interpretano secondo i loro interessi: la liberazione dalle servitù feudali, la richiesta dell’uguaglianza e una fraternità utopistica. Un tutto diabolico.

Martin Lutero
Lutero, La guerra dei contadini, gli scritti sullo “spirito di ribellione” e sulla rivolta (1522-1526) ed. Claudiana, 2026 (p.550, testo tedesco a fronte) con 45 illustrazioni d’epoca e 60 pagine di introduzione generale, raccoglie otto scritti di Lutero. Lavori di straordinaria attualità, analizzati ciascuno con una specifica introduzione. Tutto tradotto e curato dal professore e teologo valdese Paolo Ricca. Un programma dai tempi lunghi, che l’editrice affronta pubblicando volumi eccezionalmente curati anche dal punto di vista editoriale, sapendo che dureranno nel tempo. Il primo volume fu pubblicato nel 1987, secondo il progetto di Ricca: “far parlare Lutero nella nostra lingua”, così come Lutero aveva tradotto la Bibbia in tedesco.
In appendice al volume si trovano le dodici richieste dei contadini svevi (1525), le uniche rimaste tra le molte che vi furono.
Sono richieste strepitose (ne riporto alcune sommariamente): abolire la servitù della gleba, ottenere libertà di caccia, di pesca, di uso dei boschi, restituzione di prati e campi alla comunità, utilizzo della decima sul grano per pagare il pastore e aiutare i poveri, diminuzioni delle corvée; e concludono: ciò che è incompatibile con la parola di Dio va considerato nullo e privo di valore.
Un’interpretazione del Vangelo rivoluzionaria rispetto all’assetto medievale esistente e che poneva a Lutero problemi che cercò dapprima di risolvere con lettere e citazioni, soprattutto da san Paolo, ricevendone altre in contrapposizione, dietro alle quali c’era talvolta Thomas Muntzer, un antagonista dotto e appassionato: Dio ha dato il potere al popolo (Daniele); Cristo: Guai a voi ricchi (Luca).
Lutero schierandosi con i principi contro le richieste dei contadini- scrive Ricca – fu costretto a dividere la sua teologia in due regni autonomi, quello di Dio e quello del governo. Era uomo del Medioevo e non capì la richiesta di libertà dei contadini. Scrisse che si doveva obbedire agli ordinamenti della creazione: Chiesa, Famiglia, Stato, istituiti da Dio, l’ordine divino è immutabile, nessuna società umana può vivere senza disuguaglianza.

Gustav Ferdinand Leopold Konig, sec. XIX
Obiezione dei contadini e del popolo che vi si era associato: E se un principe chiede qualcosa che è contro Dio?
Risposta di Lutero: Il suddito deve dirglielo e disobbedire, ma non ribellarsi, la libertà del cristiano è un’esperienza di fede, non un fatto politico. Il cristiano non vuole diritti per sé, sopporta l’ingiustizia e il male. Chi resiste all’autorità, resiste a un ordine di Dio, che vuole che l’autorità sia temuta e onorata. Guai a voi, dannati falsi profeti. Che la repressione sia forte, chi può uccidere, scanni! Può guadagnare il cielo con un’opera. Nota Ricca: L’affermazione contraddice il suo pensiero: predicava che la salvezza era una rigenerazione dovuta alla fede, non alle opere.
E i contadini: Ma come può il soldato che uccide obbedire e servire Dio?
Lutero: Non è il soldato o il boia, è Dio che colpisce. I principi e signori hanno buona coscienza perché, reprimendo la rivolta, agiscono in fedeltà al mandato affidato loro da Dio. Dio è anche collera. I contadini non si accontentano di appartenere al diavolo, ma costringono anche molta brava gente a unirsi alle loro bande diaboliche, rendendoli partecipi della loro malvagità e della loro dannazione.
Per fermare la diffusione di quelle idee, la guerra era inevitabile. Nella battaglia di Frankenhausen i cavalieri distrussero “l’esercito” dei contadini. Muntzer fu mandato a morte.
Brecht commenterà: Con la guerra ai contadini furono strappati alla Riforma i denti per mordere.
di Mario Baldoli





