Homo homini lupus, tutti contro tutti

marzo 26, 2026 in Approfondimenti, Recensioni da Paolo Merini

Copertina HobbesFra la moltitudine di filosofi, uno sopra l’altro, che la scuola (con esiti modesti) mi ha imposto di studiare – da Talete agli esistenzialisti – pensavo e penso che tanti (non certo Socrate), occupandosi d’Etica, abbiano detto sciocchezze, a partire dal sommo Aristotele e da coloro che per secoli a lui si sono rifatti. Primo esempio: l’uomo è un animale sociale (pensava ad Alessandro che uccide Clito, il suo migliore amico?), socializzare come obbligo o opinabile esperienza a danno dei misantropi? 

Fatta la mia ovvia ignoranza, ero sempre contro Aristotele quando scrive: la virtù sta nel mezzo. È una medietà tra il cielo e la terra, tra il re e lo schiavo? 

E lo schiavo? Per Aristotele è un oggetto animato, uno strumento. Questa è un po’ grossa, anche arretrando di 2400 anni.

Invece l’uomo, mostra Hobbes, è homini lupus, tanto che solo un’autorità superiore può mantenere la pace sociale evitando una guerra di tutti contro tutti. Hobbes sa che la vita umana è una corsa, una competizione in cui il desiderio di potere e la ricerca della felicità si traducono in un incessante sforzo per superare gli altri e che l’emulazione ne è il motore. 

L’uomo, scrive con la consueta lucidità nel Leviatano, è superiore agli altri animali per la facoltà che possiede, quando ha concepito una cosa qualunque, di indagarne le conseguenze e gli effetti che potrebbe ricavarne. È superiore perché grazie alla parola, è capace di ridurre le conseguenze a regole generali, è capace di ragionare e di calcolare non solo sui numeri ma in tutti gli altri generi di cose suscettibili di essere addizionate o sottratte. Questo privilegio è però bilanciato da un altro: quello dell’assurdità a cui non è soggetta alcuna creatura vivente a eccezione dell’uomo. Descrizione apparentemente positiva, ma spietata. 

Olschki pubblica ora, dopo decenni di italica dimenticanza, il secondo volume della nuova collana Archivio di Thomas Hobbes. Testi e studi, Elementi di legge naturale e politica, a cura di Carlo Altini. 

Del I volume ha già scritto G9 (https://www.gruppo2009.it/?s=hobbes)

Gli Elementi sono il primo libro pienamente filosofico di Hobbes, il fondatore di una conoscenza che si libera della metafisica aristotelica e della filosofia scolastica, sottigliezze inutili che impedirono la formazione di una filosofia naturale e civile capace di confrontarsi con la realtà delle cose.

Cartesio

Cartesio

Sempre con le ovvie proporzioni, ricordo la ghiandola pineale di Cartesio dove la mente s’incrocia col corpo. O il tanto celebrato Penso, dunque sono (fonte di luminosi congressi), che mi è sempre parso enfatico e banale. Negli ultimi otto anni della sua vita Blaise Pascal, grande matematico e fisico, passò alla teologia dove tra perle di saggezza ci fece sapere che l’uomo è una canna che pensa, che mi pare altrettanto banale. 

Hobbes invece rompe col passato, dichiara che la sua filosofia discende da Galileo. 

Nel contemporaneo Galileo (1564-1642), che Hobbes (1588-1679) cita più volte, pone il fondamento della sua filosofia: la natura è governata da leggi fisiche precise, la geometria è l’unica scienza che finora sia piaciuto a Dio di offrire all’umanità: è il materialismo meccanicistico di Galileo, basato sul movimento dei corpi. Tuttavia Hobbes non si ferma: la sua razionalità comprende anche il sogno, le passioni, l’immaginazione, tutte effetto della ragione. Ha l’ambizione di tenere insieme e spiegare l’uomo intero con la scienza: filosofia naturale, logica e politica, psicologia e antropologia, etica e religione lo circoscrivono in un grande disegno. Proprio gli Elementi di legge naturale e politica mostrano che la conoscenza della natura umana e del corpo politico creano la Legge.

Thomas Hobbes

Thomas Hobbes

Erano i tempi della guerra civile inglese e, sebbene Hobbes preferisse la monarchia, la sua filosofia del Leviatano (1651), centrata su un potere assoluto per garantire pace e sicurezza, trovò un riscontro pratico nel governo dittatoriale del “Lord Protettore” Cromwell. 

C’è chi attribuisce alle convulsioni rivoluzionarie l’idea che gli uomini debbano sfuggire allo stato di natura e cedere i propri diritti a un qualsiasi governo assoluto garante dell’ordine. È però sbagliato attribuire gli scritti di Hobbes solo a quel contesto anche se certamente le guerre l’hanno indotto ad approfondire il nesso tra situazione politica e riflessione filosofica fino ad arrivare alla soglia di quella “storia della filosofia” che prenderà corpo solo dopo Hegel. 

Osserva Altini che per Hobbes la filosofia è in questo libro un problema irrisolto. Per sua essenza la filosofia è inattuale, nasce nel tempo ma va aldilà del tempo. Altini ricorda un passo dei Moralia di Plutarco: in una città le parole appena pronunciate si congelavano per il freddo così che gli abitanti udivano d’estate ciò che si erano detti d’inverno, metafora vera e crudele della filosofia.

di Paolo Merini

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