Le novità della collana cinematografica “Italiana” de “Il Castoro”
febbraio 28, 2014 in Cinema, Recensioni da Elisa Masneri
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cenografia e scenografi e Commedia degli anni Trenta, pubblicati nel 2013, appartengono entrambi alla collana “Italiana” della casa editrice “Il castoro”. L’intento dei curatori della collana, una serie di professori universitari di formazione differente, è quello di fornire un ritratto accurato della cinematografia nostrana, attraverso una nutrita serie di saggi che indagano ognuno un aspetto specifico.
Scenografia e scenografi è il titolo del lavoro di Sara Martin, professoressa presso il Dams dell’Università degli studi di Udine: nei suoi scritti si occupa spesso dei rapporti del cinema con le altre arti, in particolare l’architettura. È proprio dalla descrizione della figura dell’architetto (nome con cui, sul set, si identifica lo scenografo) che inizia il suo saggio, mettendo però subito in chiaro che “la scenografia cinematografica non è architettura, né, tanto meno, un genere o un’esercitazione architettonica; tutt’al più, essa sarà architettura finta, o falsa, o irreale.” Un’architettura, intesa come insieme di discipline artistiche e tecniche, che diventa reale solo a film compiuto, contribuendo in modo sostanziale al suo risultato estetico e traducendo visivamente lo stile e le intenzioni del regista. Leggi il resto di questa voce →







Sono passati cinquantatré anni da quando la Roma corrotta e decadente di Fellini sfilò sul tappeto rosso della Croisette, conquistando la Palma d’oro e scandalizzando i benpensanti nostrani. All’ultimo festival di Cannes è stata vista (e apprezzata) una Roma altrettanto dissoluta e malinconica, trasfigurata dall’inconfondibile tocco virtuosistico e un po’ barocco della cinepresa di Paolo Sorrentino.
Baz Luhrmann torna sul grande schermo con un film ambizioso che segue la scia del suo maggior successo, Moulin rouge, per lasciarsi alle spalle il deludente Australia. Aiutato da Leonardo di Caprio, che aveva già lavorato con lui in Romeo+Giulietta, Luhrmann si confronta con uno dei romanzi più famosi della letteratura americana: Il grande Gatsby, scritto da Francis Scott Fitzgerald nel 1925, il ritratto più amaro e tragico dei ruggenti anni ’20 e del decadimento del sogno americano.