Referendum: ragionare e votare NO
febbraio 11, 2026 in Approfondimenti, Attualità da Vincenzo Cottinelli

foto © Vincenzo Cottinelli, 2006
Quali sono i principali problemi della Giustizia?
1–LENTEZZA DEI PROCESSI sia civili sia penali: è da sempre la sacrosanta lamentela dei cittadini. Cause principali, ormai da tempo identificate: scarsità di magistrati e carico esorbitante di pratiche; lentezza della burocrazia ausiliaria per carenza di personale e arretratezza di metodi, strutture e servizi; norme procedurali farraginose.
I RIMEDI, da sempre segnalati, sono TUTTI di competenza del Ministero (cioè del Governo) per il personale, l’organizzazione, le strutture; o del Parlamento, per le leggi ordinarie necessarie alla modifica dei codici di procedura, civile o penale, o per ridefinire i reati, le pene, i casi di carcerazione, i tempi e le scadenze ecc. Non servono modifiche costituzionali per tutto questo.

foto © Vincenzo Cottinelli, 2006
La Magistratura ha solo il potere di esprimere, tramite il CSM o il proprio sindacato, Associazione Nazionale Magistrati, opinioni e pareri non vincolanti sui relativi progetti
2–DECISIONI CONTESTATE (ritenute sbagliate e/o ingiuste): questo è il problema fondamentale. Sempre più l’operato dei magistrati, specie nel penale, è criticato in base al parametro del “gradimento politico/popolare/mediatico”. Si attaccano iniziative d’indagine perché sono “invadenti” e/o scoperchiano fatti “sgradevoli” (per es. indagini su malgoverno, sprechi, omissioni e corruzione); l’emissione di misure cautelari un giorno provoca indignazione, il giorno dopo si insultano scarcerazioni ritenute troppo indulgenti; il capo del Governo o singoli ministri “dettano” perentoriamente quale tipo di reato il PM debba addebitare per fatti di rilievo politico (per es.: tentato omicidio, non lesioni volontarie). Infine, in tanti casi mediaticamente e/o politicamente mirati, le decisioni nel merito (assoluzioni/condanne) non sono accettate; c’è poi il “fastidio” per le contraddizioni nel processo (PM chiede condanna, Tribunale assolve; Tribunale condanna, Corte d’appello assolve, o viceversa; idem per la Cassazione) che sono invece prova di indipendenza di giudizio. Criticare le decisioni è un diritto legittimo e utile al confronto, ma finché non si scavalcano principi basilari: a) la divisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), si badi bene, significa che né il Parlamento, né il Governo, possono annullare o modificare un provvedimento giudiziario sgradito o sanzionare il magistrato che lo ha emesso; b) la Magistratura (ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, art.104 Cost.) giudica comportamenti del cittadino, anche investito di pubblica funzione, politica o amministrativa, in quanto l’azione penale è sempre obbligatoria; c) sono previsti tre gradi di giudizio (più vari ricorsi incidentali) sul presupposto che ogni decisione può essere sbagliata e può essere modificata, ma tassativamente all’interno del processo. Per gli imputati membri del Parlamento o del Governo sono previste speciali procedure di tutela. L’obbligo generale di motivazione è garanzia di trasparenza dei giudizi.
Che fare? Il RIMEDIO FONDAMENTALE, di plateale evidenza, contro gli eventuali errori e i conseguenti danni ai diritti dei cittadini è NON AGGREDIRE I MAGISTRATI, ma VELOCIZZARE IL PROCESSO, con gli strumenti, ben noti, di competenza di Governo e Parlamento, come già detto. Sarebbero anche da rafforzare i mezzi e il personale (tecnico e di polizia) per avere indagini più incisive e più esatte, oltre che più rapide (qui invece il Governo tende a tagli e risparmi, anche con violente accuse di sprechi, come se l’azione penale fosse un’azienda privata).
Questa riforma costituzionale NON contiene una sola parola utile a questi scopi.

foto © Vincenzo Cottinelli, 2006
COSA VUOLE QUESTA RIFORMA
Separazione delle carriere? C’è già! Oggi si entra in Magistratura, superato l’unico concorso pubblico, scegliendo uno dei posti vacanti pubblicati, per es: Giudice presso il Tribunale X (funzione giudicante), oppure PM presso la Procura Y (funzione requirente). Dopo la scelta iniziale, è consentito UN SOLO CAMBIO DI FUNZIONI per sempre, anche con limiti territoriali. Di fatto, i circa 9000 magistrati sono già separati stabilmente: solo un paio di decine all’anno (lo zero virgola tot per cento) chiedono di cambiare funzione. Si è mai accertato che il cambio di funzione sia causa della lentezza o degli errori di un certo magistrato?
Separazione dei concorsi? Un danno. L’unico concorso crea pubblici funzionari dotati di un’unica cultura della giurisdizione, cioè l’applicazione della legge ai fatti, acquisiti con ricerca imparziale: il PM vede e prende anche cose favorevoli all’imputato (dovere di verità) perché non è, come sembra volere il governo, “l’Avvocato della Polizia”, ma è indipendente.
Consiglio Superiore della Magistratura: è l’attuale organo collegiale di autogoverno a nomina elettiva (magistrati e rappresentanti del mondo politico) che decide su carriera, punizioni disciplinari, trasferimenti, organizzazione del lavoro, ecc.. Il nostro CSM elettivo (ma anche l’Associazione Magistrati) è un modello per tutti gli equivalenti Consigli (e Associazioni e correnti) dei paesi europei, come strumenti di tutela dell’indipendenza dei magistrati e universalmente è il presupposto per garantire i diritti delle persone e l’eguaglianza di tutti davanti alla legge. La riforma introduce due Consigli Superiori della Magistratura, i cui membri non sarebbero più elettivi, ma SORTEGGIATI su tutto il corpo dei magistrati (per i politici invece si sorteggia in una lista ristretta compilata dal Parlamento). Questa è una buffonata offensiva, utile solo a rendere gracile l’organo di autogoverno. Si crea poi un’Alta Corte Disciplinare (più verticistica e più politica). Il tutto sempre senza alcun rapporto coi veri problemi del processo. L’inutilità pratica e il carattere vendicativo, umiliante per l’intera Magistratura, basterebbero per dire NO alla riforma.
IL VERO SCOPO: PROTEGGERE L’ILLEGALITÀ. Ma c’è ben altro. Un’ analisi storica e le stesse impudenti dichiarazioni degli autori di questa riforma, rivelano la gravità del piano. Si vuole ripristinare l’assetto fascista (il PM sotto la direzione del Ministro, no all’ Associazione Magistrati, no al CSM), come voleva Licio Gelli (camicia nera in Spagna decorato da Franco, capo della P2, golpista); idea condivisa da Silvio Berlusconi (tesserato P2, sdoganatore del MSI al governo, evasore fiscale, corruttore, vicino alla mafia) e dall’attuale ministro della giustizia Nordio, che la esalta cinicamente (intervista al Corriere, suo recente libro) perché “utile anche alle opposizioni quando fossero al governo, per avere libertà d’azione”. Di cinismo in cinismo: la premier Meloni, il giorno dopo aver castrato la Corte dei Conti (rea di bocciatura contabile del Ponte sullo Stretto) e alla vigilia dell’approvazione di questa riforma, parlava di “intollerabile invadenza giudiziaria” sull’attività di Governo; di “invasione di campo” parla anche il sottosegretario Mantovano.
Una catena politica che svela il carattere eversivo, anti-istituzionale, di questa riforma (fra l’altro approvata nel testo blindato dal governo, bloccando ogni emendamento) dichiaratamente tesa a sottomettere il PM al governo e ad appiattire i giudici ai voleri dei politici, con l’intento di rifiutare i controlli, creare scudi per l’illegalità (vista come libertà d’azione!); e, prossima meta, attaccare l’obbligatorietà dell’azione penale, ultima garanzia di indipendenza e imparzialità del PM.
NO, in nome del Popolo Italiano, non la si può accettare.
di Vincenzo Cottinelli





