Fischia Brescia e infuria la bufera

aprile 27, 2013 in Crisi da Sonia Trovato

DSCN3270Non ho voluto assoggettarmi a facili stumentalizzazioni; non voglio che la campagna elettorale ruoti tutta intorno alla questione del Bigio ha dichiarato il sindaco bresciano Adriano Paroli, all’indomani della decisione di rinviare la collocazione della statua di Arturo Dazzi al periodo post elettorale. Decisione che, ahimè, non gli ha risparmiato un coro di fischi durante il saluto istituzionale a una Piazza Loggia affollata per festeggiare il 25 aprile.

Eppure le forze dell’ordine ci hanno provato a impedire che il corteo antifascista, partito dal Carmine al termine della pastasciuttata, raggiungesse in tempo il palco, allestendo un improvvisato cordone di poliziotti in tenuta antisommossa. Pochi, troppo pochi rispetto ai manifestanti, che non hanno esitato a protestare, facendosi sentire dai curiosi che osservavano, attoniti, ai bordi dei portici. E così gli agenti, dopo aver affilato inutilmente i manganelli ed essersi cimentati in un goffo teatrino di sguardi intimidatori, si sono dovuti arrendere alla superiorità numerica e al buon senso (la Giunta può permettersi lo scandalo del pestaggio di un corteo pacifico, nel quale presenziavano anche i bambini, alla vigilia delle consultazioni elettorali?) e si sono fatti da parte, non prima di infliggere sette giorni di prognosi a un mediattivista di CTV che stava riprendendo le loro gesta.

DSCN3286Brutta sorpresa dunque per il primo cittadino (forse) uscente, che nell’avvicinarsi al microfono si è visto subissare da grida e insulti, provenienti anche da chi era già presente all’arrivo dei dimostranti: dai tradizionali “buffone”, “vergogna”, “fai schifo”, al bresciano “semo”, arrivando ai più articolati “Paga le multe” e “Dove sono Arcai e Labolani?” (il primo è l’assessore alla Cultura è stato coinvolto in passato nelle indagini sulla strage di Piazza Loggia e il secondo è titolare dei Lavori pubblici e promotore della ricollocazione del Bigio. Entrambi hanno deciso di disertare i festeggiamenti della Liberazione). Lo stoico ometto ha portato comunque a termine il suo discorso, fingendo di non sentire gli schiamazzi e, soprattutto, di non vedere che la metà dei presenti gli stava voltando, volutamente, le spalle. Anche quando la parola è ceduta ai rappresentanti dell’Anpi la polemica non si placa: all’affermazione secondo cui non ci servono in città simulacri del triste passato (Lino Pedroni) la piazza ha risposto con un colorito Dighel a chel dre de te – “Dillo a quello dietro di te” – riferito a un Paroli in evidente imbarazzo.

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Lui che sperava di ottenere, con il congelamento del Bigio, un clima sereno, che magari lo facesse veleggiare indisturbato verso la rielezione. Probabilmente non aveva preventivato che i capricci nostalgici di un assessore avrebbero portato il suo nome a rimbalzare sui quotidiani locali e nazionali, arrivando addirittura Oltremanica sul Guardian. E probabilmente non aveva pensato che la protesta sarebbe uscita dalla sede dell’Anpi e avrebbe coinvolto l’intera cittadinanza, fino alla recente e dura presa di posizione dei disabili, che meglio di tutti hanno messo in luce l’assurdità di una spesa del genere (450 mila euro) a fronte dei continui tagli all’assistenza. Sicuramente il sindaco avvocato non aveva fatto i conti con la coscienza civile di una città medaglia d’argento della Resistenza, che è antifascista e partigiana, e sempre lo sarà, come ha proclamato in pompa magna lo stesso Paroli tra un fischio e l’altro. Forse, dopo la contestazione di due giorni fa, inizierà a dare più credito alle cose che dice.

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