Far ridere è una cosa seria – Intervista a Loris Fabiani
marzo 12, 2026 in Interviste, Teatro da Andrea Zucchini
Loris Fabiani, in arte Lunanzio (Melzo, 1983) è un attore comico italiano. Diplomato nel 2008 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, è noto per la sua solida carriera teatrale con registi come Luca Ronconi e Carlo Cecchi; ha vinto il premio UBU come miglior attore under 30 nel 2011 e del “LOL Talent Show” nel 2024; ha poi partecipato a “LOL 4”.

Loris Fabiani©Laila Pozzo
Come è nato Lunanzio ed il suo linguaggio arcaico pieno di citazioni e doppi sensi?
Lunanzio è nato nel 2006, durante il mio secondo anno all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica di Roma. È nato perché mi divertivano molto le lezioni di “recitazione in versi”, ovvero l’analisi e la messa in scena di testi “antichi” che venivano scritti appunto in versi, in rima e con una metrica precisa. Poi ho mescolato questa recitazione in versi a tutta la teatralità che ho potuto respirare in Accademia e nelle produzioni teatrali che ho fatto come attore. Cito tantissime cose che ho recitato come attore scritturato, cito i modi di entrare in scena, di uscirne, i modi di muoversi sul palco e di scendere in platea. I doppi sensi sono arrivati dopo, quando ho deciso di lanciare Lunanzio nei locali di cabaret, cercando di mantenere sempre la “musicalità della nostra bella lingua italiànera”.
Quali sono gli autori che l’hanno ispirata?
Alfieri, che al liceo avevo solamente sfiorato. Poi ho conosciuto Goldoni e anche da lì ho attinto a piene mani. Da Alfieri ho imparato la musicalità dei versi, da Goldoni ho imparato le trame possibili e i modi in cui poter raccontare “baroccamente” gli stati d’animo. Ovviamente c’è anche Dante, ma questo vale per tutti credo.
Quali sono le tappe artistiche che l’hanno formata e segnata?
Ho avuto la fortuna di affrontare tappe molto significative teatralmente. Lunanzio era il mio progetto personale, che scrivevo e portavo avanti parallelamente a queste grandi esperienze. Le tappe hanno a che fare con teatri e registi che mi hanno scritturato: il Teatro Dell’Elfo mi ha insegnato a sfruttare al meglio il mio stile e a metterlo in relazione con gli altri interpreti, insegnandomi in sostanza la “teatralità di squadra”; Luca Ronconi mi ha aperto le “possibilità della parola”, mostrandomi infiniti modi in cui poter spezzare, torcere, modellare i testi, le frasi, addirittura le singole sillabe, Carlo Cecchi mi ha insegnato ad essere onesto in scena anche mentre sto “facendo finta/recitando”, perché il fascino per me è tutto qui: dichiarare la finzione che si sta attuando, ma proprio attraverso questa “ammissione”, essere onesti.

Loris Fabiani©Laila Pozzo
Come ha scelto di passare dal teatro serio al comico?
Lunanzio, prima del cabaret, era un personaggio di teatro comico, che divertiva usando le armi della prosa. Ad un certo punto, su consiglio di un caro amico, ho provato a buttarlo dentro a un provino per i laboratori di Zelig: divertiva molto, ma doveva acquisire una comicità più diretta. Da qui sono partite tutte le mie riflessioni su come renderlo “un comico”.
Come è stata la partecipazione a LOL? E a Zelig?
LOL è stata una centrifuga divertentissima. Sbucavo davvero dal nulla, non avevo ancora pubblicato nemmeno un contenuto con Lunanzio sui social. Mi hanno trattato con molto rispetto e mi hanno lasciato esprimere, ma immaginerete che trovarmi di fronte a un cast del genere – quello di LOL4 – è stata una vertigine. Lunanzio non aveva nessun problema ovviamente (“figuriamoci!”), invece io ho capito che avrei dovuto cominciare a prendere seriamente le misure di quello che mi succedeva davanti. LOL: contesto incredibile.
Zelig è stato uno “sfociare” dentro a qualcosa che guardavo da anni solo da lontano. È stato rapido, indolore, divertentissimo. Ogni volta che ripenso a Lunanzio in mezzo a Bisio e Incontrada sono felice, è stato un momento “altissimo”.
Cosa è più difficile? Provare a far ridere o provare a non ridere?
È molto più difficile provare a non ridere. Ma anche nella vita vera, quando certi contesti che non prevedono risate non fanno altro che farti venire da ridere e tu devi trattenerti.
Ha un comico preferito?
Raul Cremona. Perché è caotico e preciso al contempo. E poi è sciocco, ma anche altissimo. Lui, per me, fa ridere, punto.
Altra menzione: Angelo Duro. Nella “nuova scena” ha trovato una strada e una poetica tutta sua, originalissima, liberatoria e , ovvio, molto divertente per me.
C’è un segreto per fare ridere?
No. Ma, se devo dire, mi sembra di notare che le cose che fanno più ridere sono quelle derivate “da pensieri lineari”, ovvero battute che hanno una logica molto precisa e che non cercano di stupirti con cose assurde e “sopra le righe” ad ogni costo.
Cosa ne pensa del politicamente corretto?
Penso che non serva. Penso che si confonda il “politicamente scorretto” con le “cose offensive”. Quando un comico risulta offensivo non è perché dice qualcosa di “politicamente scorretto”, ma perché non si rende conto di caricare eccessivamente una battuta con un offesa diretta. Sostanzialmente succede che, premendo troppo l’acceleratore con un’ offesa, si perda di vista la “costruzione” della battuta e il comico in questione cade nell’insulto gratuito.
Dice che Alfieri è il nostro Shakespeare… Portare in scena l’Alfieri, oggi, sarebbe possibile?
Non credo sarebbe possibile, noi non siamo legati ad Alfieri come gli inglesi (e l’occidente) è legato a Shakespeare, non ci scorre nel sangue… Per portarlo in scena servirebbe una grande personalità che faccia da tramite, ma servirebbe anche metterlo in scena svecchiato dai molti “pregiudizi teatrali” che mostrano questi testi sempre in modo troppo ingessato e polveroso.
Cosa c’è nel futuro di Loris Fabiani?
C’è un Lunanzio che invecchia insieme a lui e lo trascina in chissà quali altre avventure. Poi c’è il mio format “Cinemalteatro” che sto capendo come veicolare al meglio. È un periodo molto concentrato questo per me, quindi non so ancora cosa mi riserverà il futuro.
Qual è l’ultimo libro letto o che sta leggendo?
Quando mi chiedono che libro leggo a me viene sempre da consigliare quello che mi ha affascinato di più: “La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo” di Laurence Sterne.
Sto poi per iniziare FINALMENTE a leggere il Don Chisciotte: sento che ha tante cose da dirmi…
di Andrea Zucchini





