La natura tornerà o tutto è perduto?
ottobre 6, 2026 in Scienze e ambiente da Paolo Vitale

Veduta del Castello di Brescia – 1880 circa
Una fotografia del castello di Brescia del 1880, 130 anni fa. Che cosa è cambiato dal XIX secolo? Solitamente, quando si guardano fotografie di tanto tempo fa, prevale un senso di nostalgia: si pensa ai bei tempi andati. A pensarci bene però, quel passato non sembra un granché, se consideriamo la qualità della vita: basti pensare a povertà e malattie e alla durata media della vita che era la metà rispetto ad oggi. Guardiamo allora più attentamente ciò che la foto mostra: cosa è cambiato davvero? È la natura sul colle Cidneo che è cambiata. E decisamente in meglio: da uno squallida pietraia al verde rigoglioso di oggi. Gli edifici invece sono simili, anche se oggi paiono in uno stato migliore, restaurati e in parte ricostruiti. E tutto il parco che si vede oggi, come si è formato? Tutto cominciò nel periodo in Una fotografia del castello di Brescia del 1880, 130 anni fa. Che cosa è cambiato dal XIX secolo?
Solitamente quando si guardano fotografie di tanto tempo fa prevale un senso di nostalgia: si pensa ai bei tempi andati. A pensarci bene però, quel passato non sembra un granché se consideriamo la qualità della vita, basti pensare a povertà e malattie e alla durata media della vita che era la metà rispetto ad oggi. Guardiamo allora più attentamente ciò che la foto mostra: cosa è cambiato davvero? È la natura sul colle Cidneo che è cambiata. E decisamente in meglio: da uno squallida pietraia al verde rigoglioso di oggi. Gli edifici invece sono simili, anche se oggi paiono in uno stato migliore, restaurati e in parte ricostruiti. E tutto il parco che si vede oggi come si è formato? Tutto cominciò nel periodo in cui è stata scattata la foto, quando si decise di non adibire più il Castello a installazioni militari, rendendo non più necessario mantenere l’area circostante priva di qualsiasi nascondiglio. Così sono stati piantati alberi lungo i viali e nei giardini, e la natura ha cominciato a fare da sola. E tutto è cambiato. Oggi il problema non è più la mancanza del verde, ma l’eccesso di vegetazione che tende a sommergere le mura, gli edifici e i prati. I giardinieri hanno sempre molto da fare e non certo per aiutare la natura, ma per impedire il ritorno della foresta e degli animali che colonizzerebbero in pochi decenni tutto il colle. Questo accadrebbe in tutto il territorio bresciano, che tornerebbe spontaneamente a trasformarsi in una grande foresta, com’era prima dell’arrivo dell’uomo, qualche migliaio di anni fa.
Quelle che comunemente sono chiamate erbacce e che a fatica si cerca di contenere non sono che l’avanguardia delle piante, pronte a trasformare le nostre città e a sommergerle di vegetazione, com’è accaduto in Messico alle antiche città abbandonate dai Maya e sommerse dalla giungla. Ed è ciò che accade nelle zone industriali dismesse o nelle cave abbandonate: in pochi anni di abbandono territori non certo piacevoli da vedere si trasformano in rigogliosi ambienti ricchi di verde.

Castello di Brescia – metà del XIX secolo
Un’altra immagine del colle, questa volta visto dai Ronchi della Maddalena, ci mostra qualcosa in più. In questa litografia, che risale alla metà del XIX secolo, l’area del castello appare completamente priva di vegetazione, come nella fotografia, ma dal lato opposto, sui Ronchi sono le ordinate coltivazioni a occupare la collina. Ora anche lì tutto è cambiato. Dagli anni ’50 del secolo scorso, i boschi hanno cominciato a invadere i terreni già coltivati, ma poi abbandonati dai contadini. Sulle colline, come sul colle Cidneo, la natura ha preso possesso del territorio, ma in assenza di giardinieri che arrestino l’avanzata di piante e animali selvatici, la Maddalena è diventata il cuore del parco delle colline di Brescia. Un parco coperto di boschi e popolato da animali selvatici. E com’è stato raggiunto un obiettivo così ambizioso? Semplicemente lasciando la natura libera per qualche decennio.
Ora, passeggiando lungo i sentieri che salgono sul monte, si riconoscono con difficoltà i vecchi terrazzamenti nel bosco e si fatica a immaginare come fossero un tempo “innaturali” quei luoghi.
Allora non tutto è perduto.
Trasformare un territorio artificiale in un ambiente naturale non è difficile: basta non fare nulla.
di Paolo Vitale





