Come sta l’architettura? Sopravvivere in tempo di crisi (1)

settembre 3, 2013 in Architettura e urbanistica da Franco Garbari

Tutti sanno che la situazione dell’architettura e di chi lavora nell’architettura, è oggi critica. Ma era difficile già 30-40 anni fa, senza i così gravi problemi economici di oggi.

Era la stagione delle grandi spartizioni e lottizzazioni degli incarichi. All’epoca c’era la Democrazia cristiana che distribuiva la sua fetta di potere, il Partito socialista che faceva la parte del leone e infine il Partito comunista, che figurarsi se si accontentava delle briciole. Tutto passava per i canali partitici: o eri del sistema, o eri fuori, tranne quei pochi che si erano già fatti prima, negli anni ’50 e ’60, una carriera di prestigio. Questo nell’edilizia pubblica. Ma nel privato non era molto diverso: gruppi di potere, lobby, l’amico dell’amico, ecc. Venne infine tangentopoli con le grandi speranze di moralizzazione; si fecero finalmente i concorsi, cui partecipai  a volte anch’io. Concorsi come già si facevano nel resto d’Europa, niente di strano. Fu il periodo migliore, ma durò poco, solo qualche anno.

Dopo, negli anni 2000, il sistema si riprese tutto, con gli interessi.  Con il berlusconismo e la Lega al potere, la spartizione e la corruzione diventarono istituzione.

Tutti i posti di potere furono occupati. Se prima di tangentopoli c’era una specie di pudore, di riservatezza nel tenere nascosto tutto, ora non più. Tutto alla luce del sole, con in più con l’arroganza e l’impunità: le cronache degli ultimi anni ne sono piene.

La stagione dei concorsi (seri) è finita. Quando se se ne fa qualcuno, è solo per vetrina, per farci poi qualche mostra di cui parlino i giornali, con tanto di inaugurazione e vip presenti.

Significativo l’ultimo bando che ho letto: è del Comune di Salò, per una piazza sul lungolago. Il bando dice che il comune, se lo riterrà, darà l’incarico, ma allo scopo di trovare i finanziamenti. Fare un concorso per trovare i finanziamenti! La logica è capovolta.

Concorsi che sono prese in giro, buoni solo per quei giovani architetti che non hanno nulla da fare di meglio. E che da qui non trarranno mai alcun reddito, né professione. Infatti, continuando la lettura del bando: al vincitore 5000 euro e nessuna garanzia per l’incarico di progettazione.  Forse, solo il progetto preliminare, che significa circa il 10% del lavoro totale e anche, ovviamente, della relativa parcella, da cui detrarre il premio.  Al secondo 2500 euro, lordi.  E la preparazione per un concorso è un lavoro di due, tre professionisti, che dura almeno un mese.

Per mia fortuna, dopo la costruzione della Fiera di Brescia, a seguito di un concorso vinto nell’esiguo spiraglio temporale del post tangentopoli, negli anni recenti ho vinto una gara nel campo delle infrastrutture elettriche, dove i soldi ci sono, anche grazie alle bollette pagate puntualmente da tutti. Qui gli investimenti servono, e si fanno.  Ciò mi consente di sopravvivere professionalmente, anche se non è un lavoro gratificante quanto l’architettura.

Nel campo energetico, ora molti investimenti sono al sud. Ad esempio in Puglia, dove si investe moltissimo sulle energie alternative: l’eolico, il fotovoltaico. Sto seguendo i lavori di stazioni elettriche, che vanno potenziate e servono a connettere una fetta importante di produzione di energia alla rete nazionale. Al nord, invece, si sta potenziando una dorsale importante dalla Liguria alla Svizzera, lunga centinaia di chilometri. Qui si sta usando un nuovo traliccio nato, guarda caso, da un concorso di idee di qualche anno fa. Si tratta di un progetto innovativo, bello, se così si può dire di un traliccio: un uomo stilizzato con le braccia aperte che sostiene i cavi. Anche questa è architettura!

traliccio
Ma nel complesso, nel mondo delle costruzioni, ormai è quasi tutto fermo: si completano solo i residui del boom immobiliare, dei lavori avviati in precedenza. Ma non si vede una grande qualità: la quantità degli anni di boom ha lasciato sul campo solo scarsa attenzione e poca ricerca di qualità.

Noto con fastidio come l’architettura sia diventata per lo più una questione di moda, senza un reale significato. Ora vanno molto i frangisole fatti a lamelle di legno sui balconi: fa tanto bio e natura! Li vedo dappertutto, anche sui balconi a nord. Senza senso, cosa c’è da ombreggiare a nord? Oppure prospetti in cui la texture delle facciate viene artificialmente frammentata, in un falso disordine tra vuoti e pieni. Esempi: l’edificio alto vicino al centro commerciale Freccia Rossa.

Le mode, come sempre, definiscono un’epoca: c’è stata quella dei finti mattoncini a vista, anni 60, poi quella delle piastrelle di Klinker sulle facciate, anni 70. Poi l’epopea dei prefabbricati, che dovevano dare una casa a tutti, a prezzo basso, come nei paesi dell’est. Ora, cosa rimane? I mattoncini impediscono di isolare adeguatamente e si continuano a pagare bollette di riscaldamento salate, il Klinker ha cominciato a staccarsi e si è speso molto per rimuoverlo del tutto, i prefabbricati residenziali, o si sono demoliti, oppure rifatti con spese uguali a quelle per farli nuovi.

Anche allora, nel penultimo boom edilizio, si costruì tanto. Ma ben poca fu l’architettura. E, guarda caso, quella di qualità nacque spesso da concorsi, come la Camera di Commercio di Brescia. Si direbbe mai che risale agli anni 60, come gli squallidi edifici che la circondano?

 l'opera di Fedrigolli resiste alle mode e al tempo

l’opera di Fedrigolli resiste alle mode e al tempo

E’ urgente un ritorno a concorsi seri per tutte le opere pubbliche.

Seri, vuol dire anche che deve essere garantito il progetto al vincitore e devono esistere già gli stanziamenti economici per costruire.

Seri, vuol dire anche avere giurie adeguate, competenti, fatte non da politici, amministrativi e portaborse, ma da architetti e ingegneri con un curriculum riconoscibile e di qualità (ce ne sono molti, fuori dalle logiche di potere).

Nell’attesa, meglio riconvertirsi. O, in alternativa, dedicarsi ad altro.

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