La bici è l’utopia, la necessità dell’uomo libero

settembre 13, 2020 in Approfondimenti, Recensioni

Copertina angioniFinalmente un libro felice senza il catastrofismo ormai obbligatorio, arrivato alla II edizione notevolmente ampliata. La vita di un uomo e della sua bicicletta, meglio è dire le sue bici, infatti ne ha dieci e una in camera.

E’ Martin Angioni, La 101 ragioni per cui vado in bicicletta, Utet editore. Angioni è stato in passato dirigente di varie aziende, anche Amazon, su cui ha scritto il libro più ficcante al mondo.

E’ sempre andato al lavoro in bici, sole, pioggia e sonno alba e tramonto, ha attraversato città complesse come Berlino, Tokio, Los Angeles, Seattle perché con la bici si arriva sempre in anticipo, non ci sono code, si passano i semafori col giallo, e la bici è uno strumento nato perfetto, sia pure evoluto attraverso molte modifiche.

Il “nato perfetto” mi imbarazza: inevitabile pensare a tanti oggetti nati perfetti: per Eco il libro, per Calasso il cucchiaio, per qualcuno gli scacchi (v. al British Museum la scacchiera dei Sumeri), per altri persino il cesso. Leggi il resto di questa voce →

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La biblioteca dell’anima è una geografia

agosto 19, 2020 in Recensioni

Coperina MongielloC’è un luogo, il lago di Garda che se lo guardi da Peschiera verso Nord è un mare, così come se lo guardi da Tignale verso sud: d’improvviso aperto, immenso di scintille come un cristallo o opaco di nebbia secondo i capricci del cielo, tranquillo o furibondo tra le brezze o i venti lo spingono.

Tutti i grandi ne uscirono turbati: Goethe, Mi levo la scorza come un serpente che rinasce; David Herbert Lawrence, Viti, olivi, limoni, di fronte il Baldo coperto di neve. Kafka e Sebald, nessuno sfugge al suo limpido virus.

In maniera originale incontriamo il Garda nel libro di Pino Mongiello, In certi luoghi dell’anima, Garda Polesine Gargano, con scritti di Mongiello, Francesco Permunian e la postfazione di Nino Dolfo, Grafo editore.

I luoghi dell’anima in quest’opera sono un triangolo: al vertice in alto il Garda di oggi, negli altri angoli il Gargano e il Polesine, le radici fonde lasciate dai genitori, il Gargano per Mongiello, il Polesine per Permunian: una geografia nella quale il segmento della vita mentre corre avanti, riesce anche a voltarsi verso il tempo ritrovato della propria storia. Leggi il resto di questa voce →

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Manganelli, la recensione carnale

luglio 10, 2020 in Recensioni

manganelli_copertinaIncontrai per la prima volta Giorgio Manganelli a metà degli anni Settanta sulla terza pagina del “Corriere della sera”, la pagina più prestigiosa, quella della letteratura, che apparteneva a intellettuali, giornalisti prestigiosi, scrittori noti. Non ricordo il titolo del libro che recensiva, ma non ho mai dimenticato una splendida definizione di litote.

Ora che Adelphi ha pubblicato un primo corposo volume delle sue recensioni Concupiscenza libraria (p.450) a cura e con postfazione di Salvatore Silvano Nigro, capisco perché non ricordo il titolo di quel libro: perché Manganelli sceglieva un’opera come pretesto per incontrarne altre, un autore per incontrare altri autori, per spaesarsi nei sentieri delle osservazioni personali, in labirinti linguistici e richiami eruditi che davano i brividi. Infine, un periodo anguillesco sosteneva una lingua gravida di termini torti e desueti.

Teoricamente le sue erano recensioni, ma lui va definito piuttosto come scrittore di recensioni e vorrei sottolineare “scrittore”. Leggi il resto di questa voce →

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Evviva il fancazzismo – Nostra intervista al prof. Marrone, aspirante pigro

giugno 30, 2020 in Interviste

prof. Gianfranco Marrone

prof. Gianfranco Marrone

Il prof. Gianfranco Marrone, ordinario di semiotica all’università di Palermo, saggista e giornalista non è propriamente pigro e ozioso, ma vorrebbe esserlo. Un esempio, tratto dal suo libro è che anche Dio al settimo giorno riposò per l’eternità, però informò Eva che avrebbe partorito con dolore e costrinse Adamo a guadagnarsi il pane col sudore della fronte. Ora, certamente l’eternità non è il tempo umano e, a dispetto della Bibbia, oggi molti lavorano anche la domenica.

Arriva il lockdown, un soffio di libertà per gli amanti divisi e un assillo per la ferocia dello smartwork, ma anche un impigrimento lento e dolce, addirittura bisognoso di cura psichiatrica, a dar retta agli addetti.

Intorno alla pigrizia si sono affrontati nel tempo molti scrittori, perchè tutti abbiamo a che fare con lei.

Per esempio, Bertrand Russel: Bisogna insegnare agli uomini a non far nulla: “se ciò accadesse davvero, non sarei vissuto invano”, e siccome buona parte dei lavoratori producono merci non necessarie, “l’etica del lavoro è l’etica degli schiavi”. (Elogio dell’ozio). Leggi il resto di questa voce →

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Non basta a Cassandra avere ragione. La previsione di un economista a Palazzo Chigi

giugno 16, 2020 in Approfondimenti, Recensioni

Foto_Keynes_copertinaNella condizione virale in cui si trova il mondo, mentre tutti parlano del futuro, ecco che ne parlo anch’io. Ne parlo attraverso le teorie del più grande economista del Novecento, John Maynard Keynes e di chi oggi lo segue Joseph Stiglitz e Paul Krugman, in conflitto con le teorie affermatesi negli ultimi decenni del secolo, la “scuola di Chicago” con Milton Friedman e George Stigler

Tutti e quattro premi Nobel, perché un colpo va al cerchio e l’altro alla botte.

Le illusioni sono molte, ma poche le vie d’uscita: la più probabile, vaccino o no, è che tutto torni come prima con in più la solitudine del lavoro da casa: liberismo sfrenato, ricchi sempre più ricchi, mutui e azioni truffa, strada dritta alla catastrofe economica come nel 2008. I ricchi, per salvarsi dai poveri, già hanno circondato le loro ville e aziende da forze armate, i robot e l’Intelligenza artificiale trasformeranno in rivolte episodiche e violente quanto rimane di una classe di precari. Tornerà il laissez faire, le “mani libere” richieste dai “padroni”, almeno fin quando hanno bisogno dello Stato.

Altra strada la troviamo in John Maynard Keynes, che vedeva lontano, quindi non fu mai seguito e quando i governi lo prendevano sul serio, ciò avveniva anni dopo e in emergenze diverse. Leggi il resto di questa voce →

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Nella tragedia il non-rappresentabile è la spia della realtà: i Lager e la migrante Josefa

maggio 20, 2020 in Approfondimenti, Recensioni

Copertina_sguardoNel film Austerlitz (2016) il regista ucraino Sergei Loznitsa mostra il Lager di Auschwitz diventato ora un sito turistico. I visitatori entrano nella camera a gas, una famigliola si fa fotografare con alle spalle l’insegna Arbeit Macht Frei. E’ avvenuto il capovolgimento del limite, il gioco si è impadronito dell’orrore.

Quasi in una previsione Elie Wiesel aveva scritto in La notte (1958), è il non rendersi conto, il non poter rendere conto dell’inferno di Auschwitz.

Cosa resta della memoria dei Lager? A parte pochi libri di storia (poco letti), come le immagini, i film hanno interpretato l’orrore?

Più di mezzo secolo fa, in Italia apparve Kapo (1960) di Gillo Pontecorvo, un film all’epoca considerato scandaloso, che fece conoscere i Lager e i loro deportati. Provocò mesi di discussioni. In Kapo l’orrore dominava lo schermo, diventava spettacolo. Ma è possibile, sessanta anni dopo mettere in spettacolo una tragedia? Leggi il resto di questa voce →

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Mazzarò è il re dei pusher e Dante un galeotto

marzo 14, 2020 in Recensioni

Copertina SoniaCome si sa ma non si dice, Verga Giovanni né fu naturalista, verista, realista o altro, era – cercando sigle come fossero tartufi – soprattutto un simbolista.

I romanzi, i racconti – pensa alla Lupa o a Rosso Malpelo – sono simboli potenti.

E quel simbolo davanti al naso è evidente, forte, ma necessita di gente pratica, così come il grimaldello infilato sotto una serratura è in proporzione inversa al sonno del critico sopra una pagina.

Per venire al concreto: Verga fa arricchire ferocemente Mazzarò perché quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba.

La classe – siamo in un carcere – ha capito e romba. Poi quando legge che anche la roba pareva fatta per lui, il rombo cresce e conferma la certezza: Mazzarò è il re dei pusher. E ci andava forte anche Kafka, se è vero che in una notte scrive La metamorfosi. Leggi il resto di questa voce →

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L’autorità deve dimostrare di essere legittima, altrimenti va abbattuta. Ritorna con Chomsky l’intellettuale impegnato

marzo 5, 2020 in Approfondimenti

Chomsky copertinaCos’è un intellettuale? Lo vedo in un libro, ingobbito e contratto, solo nello spazio e nel tempo tra superbia, narcisismo, presunzione.

Ha scritto Adorno: Comunque agisce l’intellettuale sbaglia. Definizione insignificante.

Julien Benda diede il titolo a un suo libro, Il tradimento degli intellettuali.

Borges fu vile: Il vero intellettuale rifugge dai dibattiti contemporanei: la realtà è sempre anacronistica.

Camus ne demistifica il narcisismo: Un intellettuale è un uomo la cui mente osserva se stessa.

Cos’è un intellettuale? Si chiede Noam Chomsky in un piccolo, denso libro, La responsabilità degli intellettuali, Ponte alle Grazie 2019. E’ chi è capace di vedere ciò che si trova sotto il proprio naso. Leggi il resto di questa voce →

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Solgenitsin anticapitalista e antiamericano

gennaio 23, 2020 in Approfondimenti

Solgenitsin nel1994

Solgenitsin nel1994

Dopo vent’anni di esilio Solgenitsin torna in Russia, è l’estate del 1994.

Dall’Alaska sbarca nel selvaggio est della Russia. Da lì, con la transiberiana, fermandosi a volte per giorni in paesi che vuole rivedere, raggiunge lentamente Mosca.

Da giovane aveva amato i bolscevichi, aveva partecipato alla II guerra mondiale, promosso capitano d’artiglieria ed era stato decorato due volte.

Fu arrestato per una lettera privata in cui criticava Stalin e condannato a otto anni di campo di lavoro (gulag), poi cacciato in esilio. Dalla metà degli anni Cinquanta aveva abbandonato il marxismo ed era diventato profondamente religioso. Dall’esperienza del gulag nacquero i suoi due più famosi romanzi Una giornata di Ivan Denisovic e Arcipelago Gulag, oltre a racconti e poesie per cui vinse il Premio Nobel nel 1974. Non andò a Stoccolma a ritirarlo, temendo di non poter più tornare in Urss, né la Svezia ebbe il coraggio di andarglielo a consegnare come era previsto. Leggi il resto di questa voce →

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Utopia, un amore necessario e inaffidabile

dicembre 12, 2019 in Approfondimenti

Thomas More (1527), Hans Holbein il giovane

Thomas More (1527), Hans Holbein il giovane

Utopia è una parola magica, universale, profondamente umana, ovunque diffusa.

Chi di noi non ha un’utopia? Chi non vorrebbe un mondo diverso?

Il nome Utopia fu coniato dal filosofo e uomo politico Thomas More, e mantiene quel fondo di ambiguità che ogni utopia si porta addosso fin da suo etimo: è greco? è latino?

I vari significati forse si possono mettere in sintesi: luogo felice (che non è) in alcun luogo.

Thomas More pubblicò il suo libro Utopia a Lovanio nel 1516. Enrico VIII gli tagliò la testa nella torre di Londra nel 1535 perché non appoggiava il suo arrogante divorzio da Caterina d’Aragona e di conseguenza il distacco dell’Inghilterra dalla chiesa cattolica.

Tuttavia molto di nuovo – rispetto alla bella edizione curata da Luigi Firpo nel 1979 – scaturisce dagli Atti di un congresso ora pubblicati a cura di Francesco Ghia e Fabrizio Meroi, Thomas More e la sua Utopia. Studi e prospettive, ed. Olschki, congresso tenuto a Trento a 500 anni dalla pubblicazione di quell’Utopia considerata con il Principe di Machiavelli l’opera che apre il tempo moderno. Leggi il resto di questa voce →

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