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Naked Feelings

febbraio 12, 2013 in Arte e mostre da admin

Mostra personale di Laura Benedetti a Tokio

Un’esperienza speciale, una grande soddisfazione: Laura Benedetti (Brescia, 1960) da lunedì 11 fino a sabato 23 febbraio espone a Tokyo. Ad ospitare i suoi sedici dipinti è la Galleria di arte contemporanea Juichigatsu Leggi il resto di questa voce →

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A Brescia gli uomini si dedicano le vie e dimenticano l’altra metà del mondo

febbraio 9, 2013 in Approfondimenti da admin

Nell’articolo di Roberta Baschè, Donne, un’emancipazione incompiuta, si parla della toponomastica femminile: le vie, i vicoli, le piazze dedicati a donne illustri in Italia sono in una percentuale inferiore al 5%. E a Brescia? Leggi il resto di questa voce →

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Una donna spezzata

febbraio 9, 2013 in Recensioni da admin

Il romanzo di Giada Lovelorn edito da Marco Serra Tarantola

CoverInflessibile. All’urto e al flusso della vita non si flette, pronta a spezzarsi pur di non piegarsi. Frangar… non flectar : il duro monito latino – mi spezzerò… non mi piegherò – fa da eloquente sottotitolo al romanzo Una donna spezzata (Marco Serra Tarantola). Un denso racconto biografico firmato – ancora una volta – da Giada Lovelorn, nome senza volto ma con un’anima semantica che rimanda tanto alla lucente durezza della pietra (Giada) quanto alla disperazione d’amore (Lovelorn). Connotazioni che ben s’addicono anche alla nuova pubblicazione (la terza dopo il romanzo Marta, 2004 e la raccolta lirica Vita di un amore, 2006, tutti editi da Serra Tarantola). Leggi il resto di questa voce →

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Intervista a Dario Fo

febbraio 9, 2013 in Interviste da admin

Aprile 2010

dario_foMaestro, qual è lo stato della cultura in Italia?

In questo momento è pessimo perché abbiamo un governo che si disinteressa di ogni formula, ogni espressione creativa a cominciare dalle scuole ai teatri, io ne so qualcosa. Leggi il resto di questa voce →

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Intervista ad Amélie Nothomb (2)

febbraio 5, 2013 in Interviste da Andrea Zucchini

019Ancora una volta, Amèlie Nothomb ci regala un’intervista in occasione dell’uscita annuale del suo nuovo libro Uccidere il padre, edito da Voland di Roma. Nella precedente intervista ci ha detto che la sua è la poetica dell’aporia. Giocando su questo e sui contrasti, ho pensato di realizzare quest’intervista, evidenziando le contraddizioni ed i chiaroscuri del suo caratteristico umorismo nero.

D: Se le parole sono l’arma del delitto, il silenzio cos’è?     Perché?

R: Un’altra arma vedi Uccidere il padre.

D: Ci sono silenzi diversi e diverse parole?

R: Si ci sono i silenzi molto diversi. Persone con le quali non c’è bisogno di parlare e persone con le quali non si vuole parlare.

 Cit. “Dobbiamo rinunciare a cogliere la rosa, per paura che la sua spina ci ferisca?”  Schopenhauer

D: Coglierebbe la rosa?

R: Certo, meglio se morta.

 D: Amélie Nothomb, salvata dalla scrittura, salverebbe un lettore perso dalla lettura dei suoi libri? Salverebbe il Vero Lettore? Perché?

R: Il vero lettore è di certo già salvo!

 D: E’ l’arte, come qualsiasi forma di espressione, una cura per la salvezza dell’uomo? Perché?

R: L’arte è un altro modo per trovare una via d’uscita che non si troverà mai, ma guai a smettere di cercarla.

 D: L’ipocrisia può essere considerata un paradosso?

R: L’ipocrisia come la menzogna può essere nociva o benevola, conta il fine.

 D: Il conflitto di interessi è un paradosso?

R: In effetti, meglio avere degli interessi che coincidono.

 D: Se i colpevoli sono immuni perché senza sensi di colpa, e gli innocenti soccombono perché colpevoli di innocenza: la pietà umana, il rispetto, i valori che ha la persona, che fine fanno?

R: La pietà umana, il rispetto valgono per tutti perché siamo tutti colpevoli e innocenti.

 D: Si può dire che: chi è vittima di Nothomb diventa carnefice?

R: Spero di no!

 D: Ha detto al salone del libro che “scrive per i lettori” Ma la scrittura non è da sola appagante, soprattutto se autobiografica? Lei, essendo salvata dalla scrittura, non scrive per se stessa?

R: Io ho iniziato a scrivere per gli altri. Quando ero piccola ero obbligata a scrivere ogni settimana a mio nonno e questo di certo ha influito sul mio rapporto con la scrittura. Io quindi scrivo per gli altri e in questo modo anche per me stessa.

D: Nei suoi romanzi la sessualità saffica traspare, forse autobiografica. Crede che rivelarsi per quello che si è possa portare ad una reale accettazione del proprio essere?

R: Credo che bisogna iniziare proprio da questo.

 D: Una sessualità rivelata può aiutare chi non accetta la propria?

R: Vale la stessa risposta.

 “Ogni volta che la gente è d’accordo con me, sento sempre che devo essere in errore”.  Oscar Wilde

D: E’ d’accordo?

R: Naturalmente no, per confermare Oscar Wilde

 D. Si vestirebbe di bianco?

R. Solo quando sarò morta.

 Si ringrazia l’Editore Voland di Roma per la disponibilità ricevuta.

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Happy spread!

febbraio 4, 2013 in Crisi da Sonia Trovato

Governo Monti

Grazie per avermi fatto concludere questi tredici mesi difficili e affascinanti. L’Italia è diventata un Paese più attraente e affidabile per gli investitori. Con queste parole Mario Monti ha staccato la spina all’esecutivo di tecnici che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto evitare al Paese il rischio del tracollo economico Leggi il resto di questa voce →

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L’inchiesta agraria Jacini

febbraio 4, 2013 in Libri perduti o da tradurre da admin

Dal 1885, quando fu conclusa, l’Inchiesta agraria Jacini se ne sta trascurata tra gli scaffali delle principali biblioteche nazionali. Il suo nome esatto è Atti della Giunta per la inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola. Si tratta della ricerca più vasta e completa fatta da un governo sul nostro Paese: 15 volumi, 23 tomi, tabelle e allegati statistici.

Si cominciò a parlarne nel 1869, l’anno in cui entrò in vigore l’imposta sul Macinato ed esplosero rivolte contadine soprattutto nel nord Italia.

L’Italia, al momento dell’unità era in condizioni economiche spaventose, a causa delle guerre e del debito acquisito dagli stati unificati, ma già nel 1875, con la cura feroce di Quintino Sella (tasse e alienazioni di beni nazionali e ecclesiastici), il governo era arrivato al pareggio di bilancio.

Molti erano i problemi e gli obiettivi che spinsero i governi di allora ad affrontare uno studio massiccio come l’inchiesta, ma quello di fondo era: perché l’agricoltura degli altri Paesi europei era più solida della nostra? Perché nessun paese d’Europa aveva tanti spazi improduttivi come il nostro? Che fare per cambiare le cose?

Sotto queste domande stava un’ammissione ampiamente verificata: i governi succedutisi dall’Unità, guidati perlopiù da uomini del nord e della Toscana, non conoscevano i bisogni dell’agricoltura del sud e nemmeno quali condizioni di lavoro ci fossero. Il parlamento non rispecchiava il Paese: nel 1880 gli elettori furono solo 369.624, ricchi provenienti dalle grandi proprietà fondiarie o dal mondo delle professioni. Essi conoscevano la Sicilia attraverso gli storici romani, quando era “il granaio d’Italia”, ma non l’avevano mai vista. Il primo presidente del consiglio che visitò il sud più povero (la Basilicata) fu il bresciano Giuseppe Zanardelli, nel 1902.

Vi furono forti dissidi tra i membri incaricati di preparare l’inchiesta, diretta da Stefano Jacini,sul metodo e i contenuti. Alla fine prevalse la linea di dividere le province in circondari (ad es. Brescia nei circondari della Città, Salò, Breno, Chiari, Verolanuova), di individuare una persona impegnata nel mondo agricolo, spesso dei proprietari, a rispondere a una cinquantina di domande (uguali per tutti i circondari) spazianti dalla geologia ai corsi d’acqua, al bestiame, alla produzione, al commercio, al credito, al tipo di proprietà  e infine alla condizione dei contadini. L’ultima domanda in proposito (l’unica che si riferiva direttamente ai contadini) era ferocemente paternalistica: condizioni fisiche, morali ed intellettuali dei lavoratori del suolo. Da cui sappiamo che, rispetto al passato, i contadini andavano meno in chiesa, rispettavano meno i signori, avevano un unico vestito (di fustagno, al nord), vivevano in case umide con la terra battuta come pavimento, i loro figli andavano a scuola saltuariamente, nella pianura Padana mangiavano sempre granoturco, e fioriva la pellagra.

Nella giunta incaricata dell’inchiesta, il solo ad opporsi a quel metodo fu il medico Agostino Bertani, mazziniano, repubblicano, rappresentante dell’Estrema Sinistra, il quale fu incaricato di uno studio a parte che condusse soprattutto sulle condizioni sociali e igieniche dei contadini interpellando i medici condotti del Paese. Bertani credeva che la crisi agricola fosse determinata soprattutto dai rapporti di lavoro e dalla miseria dei contadini. Il che spiegava anche la crescente emigrazione. La sua ricerca fu pubblicata col titolo Risultati dell’inchiesta istituita da Agostino Bertani sulle condizioni sanitarie dei lavoratori della terra in Italia.

L’opera che proponiamo non è di pubblicazione impegnativa. Basta che ogni città o provincia pubblichi quanto riguarda il proprio circondario. Sarebbe la preziosa conoscenza di un’Italia tanto lontana quanto degna di essere riscoperta.

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Arnaldo Abba Legnazzi, vincitore del nostro concorso fotografico

febbraio 4, 2013 in Arte e mostre da admin

Arnaldo: da Brescia agli Stati Uniti.

Abba Legnazzi, 28 anni, ha il nome del nonno, Arnaldo; ama le sue radici bresciane ma sente forte la voglia di volare. Di viaggiare, per conoscere, per crescere. Per dare spazio e linfa alla sua grande passione: la fotografia. Leggi il resto di questa voce →

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Paintings in Proust

febbraio 4, 2013 in Libri perduti o da tradurre da admin

Pubblicato nel 2008 negli Stati Uniti d’America, Paintings in Proust del pittore Erik Karpeles è un tributo a La recherche du temps perdu di Marcel Proust. Leggi il resto di questa voce →

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BelColpo, Belgesto!

febbraio 2, 2013 in Musica da Claudio Ianni Lucio

Bravo, Belgesto, bravo.

L’hai fatta sotto il naso a tutti quanti, complimenti. Ma ora, sul serio, direi che può bastare. Il messaggio è stato recepito e tu, dopo anni faticosi come questi, potrai finalmente ritirarti.

Perché, fin dall’inizio, era questo il tuo piano, vero?

Il guaio sarà comunicarlo ai tuoi fans, poveri creduloni. Come farai a dire a tutte queste persone con le orecchie guaste, così sentitamente impegnate nella costruzione del tuo brescianissimo mito,  che si è trattato solo di uno scherzo, di una burla meta-artistica, di un modo per costringere la società a guardarsi dentro?

Progetto impressionante, lo ammetto.

Da parte sua, il buon Alberto Belgesto, ha contribuito, attraverso una serie di semplici e abili mosse, a creare il proprio personaggio.

Nato dai fiati, in questo caso clarinetto e sax, è passato attraverso una band di stampo blues. Ma era solo una copertura, un tono datosi per necessità. In realtà, già ai tempi, il nostro –meglio il vostro, facciamo il loro, così non si lamenta nessuno- preparava le fondamenta del presente, scrivendo tonnellate di canzoncine per chitarra e voce, soprattutto durante la sua chitarristica permanenza nei Belgesto (già, non si chiama davvero “Belgesto”).

Si diceva che il 2000 sarebbe stato l’anno dell’apocalisse, l’anno del tanto temuto Y2K bug –Millennium bug, se preferite-. Le profezie si sono rivelate deliri di folli paranoici e nulla più. Qualcosa però è successo (forse le profezie in questione avevano carattere sibillino?), infatti, proprio in quel periodo, Belgesto ha firmato delle legali scartoffie insieme alla Sony Music Publishing pubblicando il suo primo album: Non è successo niente –“Invece, ahinoi, qualcosa è successo.” (Cit. La Musica)-.

A seguito dell’uscita del primo cd, alcune emittenti radiotelevisive, tra le quali niente meno che Radio Deejay, Mtv e Radio Italia si sono solertemente prestate a sostenere il disco. Lo stesso Alberto Belgesto è stato ospite a Radio Deejay, su YouTube sono presenti degli estratti niente male, dove s’è anche goffamente esibito in diretta munito di voce incerta e zanzarescamente imprecisa (l’emozione?).

Che dire del suo primo lavoro? Una sequenza impietosa di testi ingenui –non saprei nemmeno selezionare un estratto, basta prendere un punto a caso di una strofa qualsiasi- interpretati con timbrica d’uno spessore ai minimi storici, calante per costituzione, a sua volta sorretta da motivetti trascurabili. Ma, forse, era l’età, o forse no.

Può darsi che il mio giudizio a riguardo sia troppo severo e che io ragioni da classico ‘musical snob’. Ad onor di cronaca, riporterò uno dei due commenti lasciati dai fans sotto il video del brano “Seta” su YouTube: “mi ricordo quella sera a maglioni marroni…questo è uno dei dischi piu’ belli mai fatti in italiaoriginalita’…. bravo davvero…. ti aspettiamo belge”.

Di lui, nel frattempo, s’è detto (parola di Daniele Ardenghi direttamente dal  sito www.giornalediBrescia.it in data 6 giugno 2011): cantautore di talento, mecenate (questo sì, la sua Latteria Artigianale Molloy ha fatto molto), musicista –qui la specifica ‘di talento’ risulta assente- e, finanche, guru –lo Zeus del pantheon musicale bresciano, e che saette … -.

Due album successivi, “Fantasma” e “Lontano dai robot” lo sdoganano a livello internazionale, almeno secondo i suoi ammiratori che lo accostano ai The Beatles. Tant’è vero che, nel suo profilo Facebook, il brano “L’idea del bene” (contenuto in “Lontano dai robot”), viene così commentato: “La tua Eleanor Rigby” da tale, guardate un po’, Daniele Thoc Ardenghi.

Eleanor Rigby 

Eleanor Rigby picks up the rice in the church where a wedding has been

Lives in a dream

Waits at the window, wearing the face that she keeps in a jar by the door

Who is it for?

L’idea del bene

Le mie energie, le mie emozioni

I sentimenti che ho

Amico mio ti chiedi mai

La fine che faremo noi?

Immagine

PARAGONABILISSIME, anche musicalmente. Spero che Paul McCartney venga a farsi giustizia.

Effettivamente, rispetto al primo album, si nota una certa evoluzione musicale. Le melodie sono più ricercate, più costruite. Purtroppo voce e testi rimangono qualitativamente pressoché invariati, dopotutto quella è roba sua.

A questo punto, è necessario aprire una parentesi sulla voce di Belgesto. Una timbrica tanto edulcorata, sarà tutta farina del suo sacco, oppure è una manifestazione del miracolo discografico? Ascoltando qualche esibizione live (cosa fondamentale per farsi un’idea su un cantautore), la risposta appare evidente. Non solo le sue performance dal vivo sono infarcite, come lui stesso ammette esibendo una certa modestia – … “ti ringrazio, ma x Belgesto la parola “impeccabile” non esiste. Le sue 30 o 40 toppate ce le ficca sempre dentro in qualche modo : ) è la sua caratteristica”-, di stonature , ma sembra che Alberto canti attraverso un citofono mal funzionante.

Io mi capacito di molte cose. Comprendo perfettamente che Alberto Belgesto possa avere, seppur in piccolo, un certo seguito. Tutto merito della “Sindrome da fast food emotivo” che, ormai, ha contagiato le masse dei consumatori: esiste una grossa fetta di società che pretende dal prodotto artistico un’immediatezza di contenuti e di forme adatta a estrapolare dalla fruizione quel poco di cui si ha bisogno, senza dover ricorrere ad alcun tipo di rielaborazione o di conoscenza. Nanni Moretti direbbe: “ve lo meritate Alberto Sordi”. Il mio discorso non riguarda ciò che è arte e ciò che non lo è, sia chiaro. Dico solo che esistono artisti migliori di altri e, forse (ammesso che io abbia capito come dovrebbero funzionare le cose), i migliori meriterebbero di avere qualche opportunità per primi. Qualcuno arriccerà il naso, probabilmente, vedendo parole come “migliore” e “peggiore” accostate alla figura dell’artista, perciò metto le mani avanti. La logica del “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace” va superata, una volta per tutte. Rassegniamoci all’idea “è bello quel che è bello, ma piace ciò che piace”. Un prodotto artistico non diminuisce il suo valore, anche se voi lo trovate orribile. Allo stesso modo, non ne acquista, se lo trovate meraviglioso. Il gusto estetico va sviluppato, non confuso con le farfalle che si agitano in pancia.

Per questo motivo, in un ambiente strabordante di persone non solo valide ma anche artefici di prodotti validi, si decide di sponsorizzare, a danno della qualità, chi meglio va incontro a questi bisogni delle masse. Tra i molti scartati, qui nel bresciano, hanno sponsorizzato Badgesto. Tra sciami di ignorati, sulla vasta superficie del mondo, sono emersi Justin Bieber e i One Direction (non è certo colpa dei produttori se loro hanno già venduto più dischi di Jimi Hendrix, giusto per far riferimento a uno che è comunque tra i più noti di sempre. In fondo, le case discografiche lavorano per pagarsi beni di lusso in posti di lusso, non certo per una causa estetica superiore). Non dico: “i vari Belgesto no”, non ne ho certo il diritto. Dico soltanto: “perché Lui / Loro sì?”.

Ed era proprio questo che volevi farci capire, Alberto, nevvero?

Ottimo lavoro. Hai reso palese nel microcosmo bresciano l’andazzo dell’intero mondo.

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